Intervista a Don Giuseppe Di Giovanni, nuovo parroco di Ciminna.

di Agorà Ciminna

Il ministero sacerdotale del nuovo Parroco Don Giuseppe Di Giovanni è cominciato da poche settimane. Il 23 settembre si è svolta in chiesa Madre la concelebrazione eucaristica con il rito di insediamento presieduta dall’Arcivescovo di Palermo S.E.R. Mons. Corrado Lorefice che lo scorso 22 luglio lo aveva nominato Parroco di Santa Maria Maddalena in Ciminna.

Da quando è arrivato non si è fermato un attimo, la Madonna lo ha accompagnato nel suo nuovo cammino di domenica in domenica, sono state diverse infatti le celebrazioni mariane previste dal calendario parrocchiale ciminnese: la Madonna del Perpetuo Soccorso prima, la Madonna del Rosario poi, in questi giorni abbiamo accolto la Madonna Pellegrina di Fatima per celebrare il centenario delle apparizioni della B.V.M. a Fatima 1917 – 2017  e domenica prossima entreremo nel vivo dei festeggiamenti in onore di Maria SS. Addolorata, tra le feste principali di Ciminna.

Nonostante i diversi impegni ha già incontrato tutti i gruppi e le confraternite religiose, ha visitato alcuni ammalati nelle loro case e ha girato per le attività commerciali ed artigianali del nostro comune per dare la sua benedizione. Attraverso queste iniziative ha avuto modo di incrociare per strada tantissima gente che è stata accolta con un sorriso e braccia spalancate, stimolando la curiosità di grandi e piccoli che si avvicinano semplicemente per presentarsi e dare il proprio saluto di benvenuto.

Tra un impegno e l’altro noi giovani di Agorà Ciminna abbiamo chiesto ed ottenuto la sua prima intervista esclusiva da Parroco di Ciminna per il nostro pubblico della “chiazza virtuale”:

Carissimo Padre Giuseppe, la comunità di Ciminna ha già fatto sentire il suo calore manifestando il nostro innato spirito di accoglienza. Quali sono stati i suoi sentimenti nell’accogliere il nuovo incarico datogli dall’Arcivescovo?

Le sorprese di Dio sono davvero uniche ed originali.  Pensare che da bambino durante il parrocato di mio zio Don Gino Lo Galbo,  frequentavo questa comunità e che adesso ritorno a Ciminna da sacerdote e parroco, mi fa capire che dinanzi alla volontà di Dio bisogna arrendersi e dire solo un “eccomi”, libero, adulto nella fede, ma con il cuore di bambino.

Come ci ha appena detto, da piccolo di tanto in tanto trascorreva dei periodi di vacanza a Ciminna. Qual é il ricordo più bello che ha di quei suoi momenti di infanzia vissuti?

Sin dal grembo materno viaggiavo da Palermo a Ciminna, i miei genitori regolarmente si recavano in paese per dare un’affettuosa presenza a mio zio e alla mia cara nonna Maria. Poi crescendo fino ai primi anni ’80 ho partecipato ogni anno alla festa del SS. Crocifisso “Padre di Grazie”, di San Vito Patrono e della Madonna Addolorata.  La devozione del popolo ciminnese, i riti sacri mantenuti nei secoli integri ed incorrotti hanno alimentato in me un forte legame con la religiosità popolare che qui a Ciminna si continua a trasmettere senza soluzione di continuità alle nuove generazioni.

Due anni fa ha partecipato alla tradizionale processione del SS. Sacramento, e sempre in quell’anno  ha scelto Ciminna per il momento di preghiera in occasione della “visita delle sette chiese”,  come ricorda quelle esperienze?

Ho dato alla comunità parrocchiale di San Basilio che ho servito per 20 anni l’opportunità di visitare diversi paesi e diverse comunità per allargare i confini e gli orizzonti ecclesiali. Nel 2015 scelsi Ciminna per due momenti significativi, la processione del Corpus Domini ed una domenica di quaresima organizzai un percorso spirituale, artistico, musicale visitando Sette chiese di Ciminna con lo spirito ed il metodo  pastorale di San Filippo Neri che inventò questa pratica a Roma per dilettare i fedeli nello spirito e per avvicinare anche i lontani nella fede con il movimento di una chiesa in uscita. Due esperienze diverse che ricordo con grande interesse, soprattutto per il coinvolgimento dei ciminnesi.  Capita spesso nelle grandi città di vivere nell’anonimato e con tanta indifferenza, a Ciminna invece ho avvertito durante la processione un grande fervore eucaristico ed una partecipazione viva ed attenta durante la visita delle sette chiese, un percorso vissuto come momento missionario e penitenziale in preparazione alla Santa Pasqua.

Le chiediamo qual è la sua “parola d’ordine” per affrontare questi primi mesi…

Le mie quattro parole sono: visitare, incontrare, ascoltare ed amare. Quelle che servono e bastano per iniziare un cammino nello spirito del servizio e dell’accoglienza evangelica.

Ciminna (è risaputo) è un paese ricco di tradizioni, lei è pronto per insegnarci a viverle nella coerenza cristiana?

Non ci si può fermare ad un devozionismo sterile, la vera devozione è aprire il cuore a Dio rinnovandosi interiormente. Non esiste un cristianesimo solo esteriore, se manca la vita interiore siamo falsi ed ipocriti. E’ davvero inutile praticare riti se poi non siamo autentici e credibili. Non possiamo essere schizofrenici, cristiani in chiesa o in sacrestia e poi nella vita professare idee contrarie alla fede. Fede e vita stanno insieme come fede e ragione stanno insieme. L’unità di vita rende autentiche le nostre devozioni e tradizioni religiose.

Sarebbe disposto a svelarci il suo cronoprogramma?

Non ho ricette prestampate, ne ho una visione di Chiesa ideologica e strategica. Per me la Chiesa è quella fondata da Gesù Cristo e assistita dallo Spirito Santo, per me la Chiesa è quella della Pentecoste, e quella del Concilio di Gerusalemme, dei ventuno concili ecumenici compreso il concilio di Trento ed il Concilio Vaticano II vera bussola per il cammino futuro della Chiesa. Il mio programma sarà allora quello della Chiesa e del suo Magistero Autentico. Voglio essere uno strumento nelle mani del Signore, fedele e docile ai suoni insegnamenti, e voglio condurvi tutti nella Sua Chiesa. E’ vero che devo essere il vostro pastore, la vostra guida, ma anche io devo essere un discepolo di Gesù che segue il Maestro con voi e che porta la Sua croce per  voi.

Che rapporto intende istaurare con chi non vive la realtà religiosa nella nostra comunità e con tutte le associazioni laicali presenti nel territorio?

Sarà un rapporto improntato alla relazione, alla collaborazione ed al confronto aperto e libero con tutte le realtà, senza esclusione alcuna, ecclesiale e non. Il mio slogan sarà “mettiamoci insieme”, le istituzioni devono camminare insieme per promuovere il bene comune della nostra gente ed insieme con le varie associazioni presenti nel territorio, intensificare le risorse ambientali e culturali del nostro paese, favorendo la crescita economica, turistica per esportare Ciminna nel mondo. Del resto con il film il Gattopardo, Ciminna è conosciuta dovunque. Così per come lo è conosciuta per la popolarità della banda musicale “G. Verdi” che da più di un secolo ha girato suonando per le feste di tutta la Sicilia. Il nostro paese così ricco di arte, di storia, di tradizioni e di fede ha tutte le qualità per offrire ai turisti la possibilità di ammirare lo splendore incantevole del suo paesaggio e gustare le squisitezze culinarie. Mettersi insieme senza steccati, senza muri, nella consapevolezza che “Se ognuno di noi fa qualcosa allora si può fare molto” come ci ha insegnato il Beato Padre Pino Puglisi che fu mio professore negli anni del Liceo Classico e padre spirituale.

Da giovani, le chiediamo quali sono le sue priorità e che posto occupiamo noi giovani?

Il mio sogno è quello di riaprire l’Oratorio di piazza Gabriele Bonanno già piazza San Domenico, un oratorio intitolato a San Filippo Neri che diventi una vera e propria palestra dello spirito, per la formazione integrale della persona. Un ambiente vitale per la crescita umana, culturale, spirituale, soprattutto dei giovani.  Desidero essere per le nuove generazioni “un centro di ascolto permanente”, naturalmente per chi lo vorrà. Ciminna ha bisogno dei giovani, ed un Parroco a Ciminna senza i giovani che speranza può avere e può dare. Mi auguro che si trovino tutte le possibilità “politiche” per evitare la fuga dei giovani dal paese. Ciminna può dare e deve dare un’avvenire ai ragazzi ed alle ragazze che guardano senza speranza al loro avvenire. 

Infine le chiediamo di formulare in poche righe il suo saluto alla sua nuova comunità parrocchiale.

Amatissimi ciminnesi, costruiamo insieme una nuova Ciminna, una Ciminna veramente umana e quindi veramente cristiana. Quanti conosceranno Ciminna dovranno riconoscerla per i nobili sentimenti dei cittadini e per la carità che regna tra i suoi abitanti, dovranno dire: guardate come si amano, come si aiutano reciprocamente, guardate come vivono di Vangelo e per il Vangelo, guardate come è bello vivere a Ciminna. E vi assicuro che verranno da oriente e da occidente per visitarci e molti rimarranno e ci abiteranno. Forse è un sogno il mio? Ma a volte i sogni si realizzano ed è questo il mio augurio.

Foto Insediamento nuovo Parroco – Ciminna 23 settembre 2017 By Giovanni Pollaci