Presentazione della raccolta di poesie “Du Nummari”

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Sabato 4 gennaio 2014 alle ore 18.00 presso i locali del circolo culturale “Paolo Amato”, sito a Ciminna in Piazza Umberto I, verrà presentata la terza raccolte di poesie di Saverio La Paglia intitolata “Du Nummari” edito dall’A.N.A.S. zonale San Leonardo di Ciminna e dall’Assemblea Regionale Siciliana.

Interverranno:

L’On. Totò Lentini, il prof. Tommaso Romano, Il prof. Salvatore Di Marco, il prof. Francesco La Paglia, il sig. Michele Avvinti.
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Prefazione

a cura del prof. Tommaso Romano

Saverio La Paglia ci dona una nuova, ampia e completa sua raccolta lirica, usando in più poesie, efficacemente, il nostro idioma isolano.

Lo seguiamo da tempo questo scrittore e poeta, insegnante e operatore di cultura, con i suoi due libri precedentemente editi, e con la tenacia che lo distingue. Perché La Paglia crede nella Poesia come necessità e impellenza del cuore. Realista e idealista insieme, ama la sua Ciminna, le tradizioni, le contrade come “Le Serre”, e ne canta le radici, le pietre, la naturalità, i riti, che la pongono al limes di una ascesa che è anche cammino verso una meta, verso uno stabile centro di riferimento.

È quasi un miracolo, in tempi di globalizzazione e di annullamento forzoso e innaturale delle identità particolari, ritrovare nelle liriche di Saverio La Paglia l’incorrotto, il vero, l’autentico spazio vitale che sfida lo spaesamento, che non abbandona la piazza, che non rinnega ricercando effimeri piaceri, vacue ricchezze, poteri soffocanti.

Ritroviamo nei versi di La Paglia, una sorta di agostiniana autoconfessione esistenziale, che ha come punto e baricentro la propria coscienza, il senso dell’esserci, di aver compiuto – e fino in fondo -, il proprio servizio alla polis, agli affetti più cari, al proprio paese natio.

Malgrado incomprensioni, dissapori, delusioni e invidie il nostro Poeta comprende che l’Amicizia è cosa più che rara, e il tasso di interessi di presunti amici è troppo alto per essere scusato superficialmente.

La Paglia ha tuttavia una equazione esistenziale di speranza che non lo fa richiudere nel pessimismo fine a se stesso e contiguo al nichilismo. Anzi, Egli sa ritrovare modelli che ancora ne segnano l’entusiasmo, come la disobbedienza dall’ingiustizia e dal male che addita negli Indignados e nel loro vasto movimento e che scaldano la loro protesta contro le storture del mondo non rassegnandosi allo strapotere della finanza economicistica e mercantile che crea nuova povertà. Ciò che ieri erano le battaglie contadine e operaie oggi sono le resistenze alla decadenza umana, allo sfruttamento anche morale e La Paglia non trascura un tale stato di cose, con tratti di passione e umano calore partecipato, di amore sincero per le cause in cui crede fermamente.

Nell’ampia raccolta non mancano i testi dedicati a momenti cari alla sua memoria, agli effetti familiari, alla bellezza, al crescere di nuovi promettenti virgulti.

È il tempo, la sua logica senza logica, il mutare, il morire e il risorgere ogni volta che dobbiamo ritrovare noi stessi, che il poeta sente come un’ansia e una attesa gravida di segni.

Essenziale e limpido, scevro da malinconie incapacitanti, il verso di La Paglia si distende così senza forzature, il tono quasi colloquiale ce lo rende prossimo, vicino il suo pathos, sincero l’assunto.

Sullo sfondo, ma senza forzata retorica, ecco la fede che lo sorregge, il credo nel Dio vicino e infinito, eterno, misericordioso con una sacralità e simbolicità che avvolge il mistero, l’uomo e la natura come in un abbraccio vibrante, necessario a volte, sempre porto sicuro per l’Anima.

Questi e altri temi contraddistinguono il verso e a volte il canto (come in molte delle poesie in siciliano) di cui ci dà esempio ed espressione sicuri, il poeta Saverio La Paglia.

Palermo 9 aprile 2013

 

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 Prefazione

a cura del prof. Salvatore Di Marco

 

Da tanto  tempo conosco Saverio La Paglia, poeta di rare ma efficaci pubblicazioni. L’ho conosciuto come poeta innamorato del dialetto che la gente semplice del suo paese d’antica cultura contadina parla ogni giorno – anche oggi dilaga l’uso della lingua italiana – nella vita normale e di casa, per le strade, e un pò dovunque.

Ho avuto anche l’opportunità di apprezzare la silloge dell’esordio 33 poesie  (Palermo 1966) nonché la seconda raccolta Sette volte sette  del 2001, per la quale – fra l’altro – mi si offrì di scriverne la prefazione, alla cui lettura rimando chi volesse tener conto anche di quelle mie prime annotazioni sulla poesia del nostro autore.

Da allora ad oggi Saverio La Paglia, pur consegnatosi agli arrovelli movimentati e irrequieti della sua vita giornaliera, ha proseguito nel cammino di poeta, guadagnando importanti riconoscimenti dai giurati di molti premi letterari, e pubblicando di tanto in tanto qualche lirica in florilegi e antologie poetiche.

Ma ho pure conosciuto Saverio La Paglia nelle vesti di solerte ed entusiasta amministratore della sua Ciminna allorquando – ricca la sua attività di valenti iniziative – rivestiva l’incarico di assessore comunale alla cultura.

L’ho conosciuto pure come maestro elementare (adesso da cinque anni è in pensione) di segnata valenza pedagogica, ma soprattutto protagonista di travolgenti iniziative didattiche di fertilissimo seme educativo e formativo.

E l’ho visto – essendo spesso ospite nella sua bella ed ospitale casa di campagna – genitore premuroso e attento, sposo innamorato di gran delicato riguardo. Un uomo, insomma, che non vorrei definire “all’antica” poiché fermezza di valori morali, motivata religiosità cristiana, viva ma sottesa spiritualità, alto senso civico come educatore e come amministratore comunale, operosità generosa verso la propria terra, non appartengono né possono appartenere  solamente al “buon tempo andato”, ma dovrebbero sempre essere coniugati alla contemporaneità, valori perenni perché sempre attuali, patrimonio di ogni generazione.

Non ho voluto tracciare un profilo largamente elogiativo del nostro poeta, presentato nelle sue caratteristiche personali; ne ho parlato poiché tutto quanto di lui è stato finora detto sta all’origine e fondamento della  sua poetica, ne costituisce il contrassegno lirico, la matrice del dettato, la grammatica spirituale del suo linguaggio.

Egli non separa  la propria vita di poeta  dalla sua vita quotidiana, dalla sua esperienza pratica   e dalla sua cultura: in altri termini, dalla sua storia.

Adesso, in questo primo avvio del 2013, cioè dodici anni dopo la sua ultima pubblicazione di versi, egli decide di riunire una nuova silloge di composizioni sia in lingua italiana che in dialetto, il dialetto della sua Ciminna nitido e concreto, e di dar vita a questo volume Dù nummari (due numeri), un’ opera certamente più matura vuoi sotto il profilo dei temi ispirativi e della loro trattazione, vuoi sotto il profilo stilistico che risulta ben governato, sotto il profilo dell’essenzialità espressiva; un’opera – dicevo – densa di riflessioni e di messaggi, ma stimolatrice in egual tempo di emozioni, sentimenti, di risposte dell’anima, di buon sapore linguistico.

Spesso, infatti, la sua poesia si fa (è) meditativa, sicché si potrebbe supporre che se Saverio La Paglia non fosse principalmente un poeta, il suo intelletto avrebbe meditato e indagato  da filosofo  sui tanti aspetti della vita umana.

Non dispongo  in questa occasione, e nel ruolo di prefatore, di molto spazio per doverose analisi critiche, perciò procedere per sintesi quasi schematica è inevitabile. Dirò quindi che, a mio avviso, quattro sono i punti cardinali della esistenza di Saverio La Paglia (ma vi è una stretta correlazione, lo ripeto, tra la sua vita e la sua poetica), figlio di quella  magnifica terra di Ciminna che ha dato i natali a figure intellettuali come il filosofo sacerdote Giuseppe Rizzo, monsignor Filippo Meli importante storico dell’arte, il musicista Gabriele Bonanno, per non parlare di Francesco Brancato figura notevole di storico e di docente universitario, uomini di grande cultura al cui patrimonio la sua anima si è arricchita.

I quattro punti cardinali sono: la fede cattolica, la dedizione al lavoro di educatore, l’impegno politico e sindacale, la poesia. I “luoghi” da dove traggono alimento, motivazione, sostegno, sono fondamentalmente tre : la sua famiglia, la sua scuola, il suo paese. Luoghi di persone a cui si lega da vincoli articolati di affetto e di solidarietà.

Da questo “contesto” impara a coltivare una propria visione della vita e del mondo,  una vera e propria Weltanshauung  come si diceva una volta, con caratteri di positività, di trasparenza , di speranza. Essa si basa sulla eticità del vivere umano, sulla poeticità del sentire, sulla liricità dell’esprimersi in versi, e – infine – sulla generosità del fare.

Si potrebbe parlare, volendone una sintesi, proprio della lirica che offre il titolo all’intera raccolta poetica : dù nummari , sono i due numeri che indicano il primo l’anno della nostra nascita e il secondo quello della morte. Tra questi due numeri – dice il poeta – vi è tutto ciò che hai pensato, che hai detto, che hai fatto, sei cresciuto e non hai potuto fermare la corsa del tempo.

Ma – ed ecco la voce vera del poeta – sei fortunato se

 ti pò firmari u’ mumentu

 pì pinzàri, pì capiri, pì priari

 stu Diu chi ti vosi figghiu

e mettiri ‘nte manu di stu Patri

sta vita ch’era sò…

e chi ora torna a Iddu…

(ti puoi fermare un momento/per pensare, per capire, per pregare/questo Dio che ti ha voluto figlio/e consegnare nelle mani di questo Padre/questa vita che era sua/e ora torna a Lui).

S’avverte, lungo tutta la silloge, lo sviluppo naturale del “tema” iniziale: e, cioè, l’idea che la poesia debba essere  utile a stimolare la ricerca della verità e mettere al suo servizio il nostro tempo terreno, il vero “dono” di Dio da vivere per poi restituirlo innocente e limpido come lo abbiamo ricevuto alla nascita.

Perciò il fine della vita è “l’avere avuto e dato con il cuore/e l’avere scoperto il valore dell’amore”. Perciò

Saverio La Paglia sviluppa in molti suoi testi una coerente poetica dell’amore: l’amore per la sua Ciminna con le sue “case dai tetti antichi, con le facciate di gesso tarlate dal tempo”, l’amore per le tradizioni popolari della sua gente, l’amore per la famiglia, per i nipoti indicando loro un futuro “dove il vero e il bene ti siano compagni”, nel nome d’uno dei valori essenziali, basilari direi, dell’etica umana.

In questa ottica il poeta di Ciminna avverte sensibilmente il trascorrere del tempo, l’avanzare degli anni, ma vive questa esperienza mantenendo vivo il vero significato di tale evento: e cioè, la naturalezza del rapporto vita-morte, durata-fine,  itineranza-approdo finale.

Sia importante per l’uomo considerarsi una risorsa per i suoi simili e nella società, considerarsi un seme per il futuro. Avverte anche i gravi malanni sociali, le colpe del potere, l’ingiustizia che colpisce i deboli.  Ma su tutto aleggia il messaggio dell’impegno, della presenza, soprattutto della speranza. In questa chiave la raccolta di Dù nummari  è un messaggio di poesia e di umanità.

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BIOGRAFIA 

copertina libro.cdrNato a Ciminna (PA) il 19/09/1944 ed ivi risiede; ha insegnato presso la Scuola Elementare Statale G. Falcone di Ciminna fino al 2008. Ha pubblicato nel 1996 la raccolta di poesie “33 Poesie” Ed. Promopress Palermo, nel 2001 la raccolta di poesie “Sette volte Sette”  Ed. Promopress Palermo, nel 2005 ha partecipato alla rassegna poetica dedicata alla mamma, Carello Editore, con la lirica “A mia Madre”, nel 2012 ha partecipato alla riscrittura dei “Nuovi Salmi” pubblicata dal C.N.T.N., a cura di Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino. Ha vinto il 2° Premio di “Poesia dialettale 1998 “Loredana  Torretta Palminteri” di Baucina (PA), nel 2000 il 2°Premio di “Poesia Dialettale “Loredana Torretta Palminteri” di Baucina (PA), ha ricevuto una segnalazione per la sua lirica “U Tempu” nella sezione opere inedite in lingua siciliana della XXVI edizione del Premio Internazionale di Poesia “Città di Marineo” (PA), ha vinto il 3° Premio di poesia dialettale del Concorso Alia 2003 e sempre nel 2003 ha vinto il 1° Premio  del XI Premio Nazionale e della 15^Rassegna Regionale di Poesia “Ignazio Russo” di Sciacca con la lirica “Du Nùmmari”, ha partecipato alla 4^ Edizione del Premio Internazionale di Poesia “Borgonuovo” 2005, con la Lirica “Alla Figlia” e “Comu ‘nto ciramu”. È stato nominato meritevole di pubblicazione nella XIII Edizione 2011 del Premio Nazionale di Poesia “Città d Partanna (TP), con la Lirica “U tempu è chistu chi ti trovi”. Ha partecipato alla Mostra “Ciminna ieri ed oggi”, organizzata dalla Provincia Regionale di Palermo e dall’Associazione A.N.A.S. Zonale San Leonardo  Ciminna, con il patrocinio dell’Assemblea Regionale Siciliana, svoltosi presso il Palazzo Jung “Sala Borsellino”, via Lincoln dal 06 al 14 luglio 2012. Ha curato la pubblicazione del Volume “Ciminna illustre  Il centenario di Francesco Brancato”, con la collaborazione di Vito Mauro, edito dall’A.N.A.S. Zonale San Leonardo di Ciminna con il patrocinio dell’Unione dei Comuni di Ciminna e Ventimiglia di Sicilia “San Leonardo”, luglio 2013.

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