Siamo ancora in tempo per riparare il nostro pianeta?

terra
Da anni ormai si parla di riscaldamento globale e inquinamento, e sempre più scienziati lavorano costantemente al problema per trovarne una soluzione. Ma dopo tanti anni di inquinamento incontrollato e spropositate emissioni di CO2 nell’atmosfera, è davvero possibile riparare in tutto e per tutto il clima terrestre e riportarlo ai suoi valori iniziali?
Nel dare risposta a questo quesito si sono sovrapposte le ipostesi più svariate e che spesso hanno suscitato perplessità e critiche nei confronti del problema. Per tentare di dare soluzioni concrete si ha preso sempre più piede una scienza su                                                                                                               tutte : la geoingegneria.
Nel 2013 è stato stilato una rapporto sui metodi proposti che si preoccupa della fattibilità di essi stessi e degli eventuali effetti collaterali che potrebbero causare.
Fra le varie proposte degli scienziati emergono due correnti di pensiero: quelle che puntano alla rimozione della CO2 dall’atmosfera e quelle invece che danno priorità al riflettere parte delle radiazioni solari nello spazio.
Per i primi le soluzioni sono diverse e oscillano fra proposte con metodi naturalistici e proposte che adottano le più fantascientifiche tecnologie.
Una soluzione semplice ed immediata potrebbe essere infatti quella di piantare un maggior numero di alberi, da secoli adibiti a “polmone” del pianeta Terra, in modo che possano assorbire l’anidride carbonica e trasformarla per via di processi naturali. Lo svantaggio di ciò sta nel fatto che per piantare un ingente numero di foreste si necessita a sua volta di spazio e sappiamo bene che la terra è anch’essa in fondo una risorsa limitata oltre che importante per la produzione di cibo.
Così un altro metodo naturale proposto è stato quello utilizzare gli oceani per stimolare la crescita del fitoplacton, ovvero spargere per i mari nutrienti di cui queste alghe hanno bisogno in modo che una volta cresciute possano assorbire CO2, analogamente a tutti gli altri vegetali terrestri.
Nel 2012, a largo delle coste canadesi, è già stato fatto un primo esperimento di questo metodo, che ha portato ad un effettivo aumento del fitoplacton ma che è stato ritenuto non conforme alle normative internazionali in materia.
Tra i metodi più futuristici troviamo invece l’invenzione di macchine atte letteralmente a “strappare” anidride carbonica dall’atmosfera, utilizzando per esempio soluzioni alcaline o la “meteorizzazione aumentata”, processo naturale di disgregazione delle rocce all’aria con una conseguente rimozione di CO2 reso più veloce in maniera meccanica.
Per il momento comunque queste idee sono state messe da parte a causa degli ingenti costi, ma a dir di molti scienziati molto presto avremo la necessità di catturare e stoccare la CO2.
Non è da meno l’altro filone di scienziati che porta avanti il progetto di gestire le radiazioni solari dirette sul globo. Alcune fra le idee che hanno sfiorato il fantascientifico riguardano l’istallazione di grandi specchi nello spazio per intercettare buona parte dei raggi solari. Altre invece parlano di immettere sostanze come lo zolfo nell’atmosfera, in modo da accelerare la creazione di goccioline che fungerebbero da mini-specchi. Quest’ultima idea è già stata valutata più fattibile proprio per la sua naturale derivazione, il fenomeno infatti avviene in maniera naturale durante le eruzioni vulcaniche, ed anche il sistema risulterebbe piuttosto economico, in quanto si userebbero dei semplici palloni per trasportare lo zolfo a 20 km di altezza e i venti stessi per la diffusione.
Un ultima idea invece sarebbe proprio quella di rendere “più bianche” le nuvole , in modo che possano riflettere di più la luce del Sole. Per quanto si possa pensare assurdo il seguente metodo è già stato teorizzato qualche progetto a riguardo. Uno per esempio riguarderebbe l’uso di navi senza equipaggio in grado di aspirare e nebulizzare in modo continua acqua marina sparandola in aria: l’acqua evaporerebbe lasciandosi dietro il sale, che verrebbe trasportato sino alle nuvole confluendole un maggiore potere riflettente. I vantaggi sono quelli di poter operare in zone extraterritoriali e l’utilizzare semplice acqua di mare, mentre gli svantaggi potrebbero essere causati da un globale cambiamento dei normali cicli climatici terrestri e dal fatto che l’applicazione dovrebbe essere continua in quanto l’interruzione causerebbe l’immediato innalzamento della temperatura.
Come si è visto le idee non mancano e nemmeno la volontà nell’affrontare un problema che prende sempre più piede nel nostro pianeta, forse le cose che mancano sono altre, fondi e una seria presa di coscienza da parte di ogni essere umano nel suo piccolo delle condizioni del nostro clima.
Gli esperti sono comunque speranzosi e si augurano che tutte queste soluzioni possano restare soltanto idee e progetti fantasiosi, perché se ci sarà veramente bisogno di attuarle significa che la gravità del problema avrà raggiunto livelli critici e non è detto che la Terra ne uscirà fuori completamente guarita.

di Filippo Leto

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