U cuntu di “Fra Currau, ca lu tempu lu gabbau”

di *TI CUNTU UN CUNTU – Per non dimenticare, rivolto alle nuove generazioni.

4° puntata.

Un detto ciminnitu dice “A GADDINA SI SPINNA MORTA E NO VIVA”.

Il detto viene utilizzato come lezione di vita, in quanto delle proprie sostanze, dei propri averi, per non beccarsi una bella fregatura, bisogna spogliarsi dopo la morte e non in vivenza.

Il detto si riferisce anche ad una storia paesana realmente accaduta nel XVII° secolo a fra CORRADO BOERI da Noto che visse nell’eremitaggio della chiesa di San Vito alla Collina. Fra Corrado comunemente chiamato “fra CURRAU”, durante la permanenza nell’eremo si ritrovo a dover lottare con la prepotenza di sette ladri che bivaccavano nel vicino bosco del colle san Vito (“na serra di Santu Vitu”).

I sette malfattori, ricercati dalla giustizia, si presentarono nell’eremo per essere rifocillati e, inoltre, pretendevano che il frate procurasse loro una donna per i loro “porci comodi”. Il frate, non volendo assecondare alle richieste dei malviventi, principalmente per rispetto alla donna e per evitare uno scandalo, con un furbo rimedio, li fece pranzare e offrì loro dell’abbondante vino misturato con oppio e servito nelle “cannate” (boccali di terracotta smaltate). I ladri in poco tempo si addormentarono, e il frate ne approfittò per ucciderli e, poi, seppellirli nelle tombe della chiesa di san Vito. Il frate con tale gesto ha voluto compiere un’opera di giustizia liberando il paese di Ciminna e i territori vicini dalle scorribande dei ladri che da tempo erano ricercati dalla giustizia. Considerate pure, che in quei secoli, questa forma di giustizia era quasi sicuramente permessa. Pertanto, niente scandalo per la donna e niente più ladri pericolosi in giro per il paese e per il comprensorio. La mattina il frate si accorse che nel bosco vicino alla chiesa vi erano i sette cavalli dei ladri, (“attaccati ai peri di sercia”) legati agli alberi di quercia, ancora caricati delle “visazze” bisacce e, all’interno di ogni bisaccia, vi era un sacchetto di monete d’oro. Il frate francescano si ritrovò in mano una fortuna ma, avendo fatto voto di povertà, non poteva detenerli. Pertanto, gli parse cosa buona donarli all’Ospedale di Ciminna, che si trovava nei pressi dell’attuale piazza Umberto I°, vicino la chiesa di san Pietro, detta del Purgatorio.
Fra Currau, prima di donare la cospicua somma di denaro all’Ospedale, decise di tenere con sé una piccola somma di denaro per evitare di scendere in paese a chiede l’elemosina, visto che era già anziano.

Fra Currau, però, campò più del previsto, e i pochi denari trattenuti finirono ben presto. Quindi per poter vivere si ritrovò costretto a scendere in paese a fare la questua e, nel chiedere l’elemosina usava dire: “faciti la limosina a fra Currau ca lu tempu lu gabbau. Nun faciti comu fra Currau ca lu tempu lu gabbau; la gaddina si spinna morta e no viva”.

Una lezione di vita dunque con cui si invitava le persone a spogliarsi dei propri averi alla morte e non in vivenza: “quannu moru nzoccu trovi ti pigghi”!

Purtroppo fra Currao è stato “gabbatu” cioè beffato dalla sorte, in quanto quando era più giovane non scendeva in paese per la questua poiché aveva i denari, mentre nella vecchia, una volta finiti i denari per vivere, dovette ritornare a questuare in paese ogni martedì.

Fra Corrado fu annoverato tra gli illustri benefattori dell’Ospedale di Ciminna, e gli fu commissionato un ritratto, che lo raffigura vestito da frate con la bisaccia sopra le spalle dove venivano messe le elemosine in natura, come grano, fave e farina; l’immaginetta di San Vito e il bastone da pellegrino in mano. Il quadro di fra Currau oggi è custodito nella casa comunale.

La prossima settimana, per rimanere in tema di “rinari” (denari, soldi), vi parlerò dell’eredità di “Patri Bonnì” .

Per coloro che non vogliono leggere la storia di fra Currao, vi allego un video in cui viene raccontato quanto sopra detto.

Spero che il racconto sia stato di vostro gradimento e, se volete, lasciate gentilmente un “mi piace”.
Buona giornata e alla prossima !

*di Rosario Priolo

storia di fra Currao e "la aggina si spinna morta e no viva"

TI CUNTU UN CUNTU – Per non dimenticare, rivolto alle nuove generazioni – 4° puntata. Un detto ciminnitu dice “A GADDINA SI SPINNA MORTA E NO VIVA”. Il detto viene utilizzato come lezione di vita, in quanto delle proprie sostanze, dei propri averi, per non beccarsi una bella fregatura bisogna, spogliarsi dopo la morte e non in vivenza. Il detto si riferisce anche ad una storia paesana realmente accaduta nel XVII° secolo a fra CORRADO BOERI da Noto che visse nell’eremitaggio della chiesa di San Vito alla Collina. Fra Corrado comunemente chiamato “fra CURRAU”, durante la permanenza nell’eremo si ritrovo a dover lottare con la prepotenza di sette ladri che bivaccavano nel vicino bosco del colle san Vito (“na serra di Santu Vitu”). I sette malfattori, ricercati dalla giustizia, si presentarono nell’eremo per essere rifocillati e, inoltre, pretendevano che il frate procurasse loro una donna per i loro “porci comodi”. Il frate, non volendo assecondare alle richieste dei malviventi, principalmente per rispetto alla donna e per evitare uno scandalo, con un furbo rimedio, li fece pranzare e offrì loro dell’abbondante vino misturato con oppio e servito nelle “cannate” (boccali di terracotta smaltate). I ladri in poco tempo si addormentarono, e il frate ne approfittò per ucciderli e, poi, seppellirli nelle tombe della chiesa di san Vito. Il frate con tale gesto ha voluto compiere un’opera di giustizia liberando il paese di Ciminna e i territori vicini dalle scorribande dei ladri che da tempo erano ricercati dalla giustizia. Considerate pure, che in quei secoli, questa forma di giustizia era quasi sicuramente permessa. Pertanto, niente scandalo per la donna e niente più ladri pericolosi in giro per il paese e per il comprensorio. La mattina il frate si accorse che nel bosco vicino alla chiesa vi erano i sette cavalli dei ladri, (“attaccati ai peri di sercia”) legati agli alberi di quercia, ancora caricati delle “visazze” bisacce e, all’interno di ogni bisaccia, vi era un sacchetto di monete d’oro. Il frate francescano si ritrovò in mano una fortuna ma, avendo fatto voto di povertà, non poteva detenerli. Pertanto, gli parse cosa buona donarli all’Ospedale di Ciminna, che si trovava nei pressi dell’attuale piazza Umberto I°, vicino la chiesa di san Pietro, detta del Purgatorio. Fra Currau, prima di donare la cospicua somma di denaro all’Ospedale, decise di tenere con sé una piccola somma di denaro per evitare di scendere in paese a chiede l’elemosina, visto che era già anziano. Fra Currau, però, campò più del previsto, e i pochi denari trattenuti finirono ben presto. Quindi per poter vivere si ritrovò costretto a scendere in paese a fare la questua e, nel chiedere l’elemosina usava dire: “faciti la limosina a fra Currau ca lu tempu lu gabbau. Nun faciti comu fra Currau ca lu tempu lu gabbau; la gaddina si spinna morta e no viva”. Una lezione di vita dunque con cui si invitava le persone a spogliarsi dei propri averi alla morte e non in vivenza: “ quannu moru nzoccu trovi ti pigghi” ! Purtroppo fra Currao è stato “gabbatu” cioè beffato dalla sorte, in quanto quando era più giovane non scendeva in paese per la questua poiché aveva i denari, mentre nella vecchia, una volta finiti i denari per vivere, dovette ritornare a questuare in paese ogni martedì. Fra Corrado fu annoverato tra gli illustri benefattori dell’Ospedale di Ciminna, e gli fu commissionato un ritratto, che lo raffigura vestito da frate con la bisaccia sopra le spalle dove venivano messe le elemosine in natura, come grano, fave e farina; l’immaginetta di San Vito e il bastone da pellegrino in mano. Il quadro di fra Currau oggi è custodito nella casa comunale. La prossima settimana, per rimanere in tema di “rinari” (denari, soldi), vi parlerò dell’eredità di “Patri Bonnì” . Per coloro che non vogliono leggere la storia di fra Currao, vi allego un video in cui viene raccontato quanto sopra detto. Spero che il racconto sia stato di vostro gradimento e, se volete, lasciate gentilmente un “mi piace”. Buona giornata e alla prossima ! Rosario Priolo

Pubblicato da TI CUNTU UN CUNTU – Antichi racconti ciminnesi a cura di Rosario Priolo su Sabato 19 marzo 2022

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