{"id":3140,"date":"2013-05-17T13:29:12","date_gmt":"2013-05-17T11:29:12","guid":{"rendered":"http:\/\/www.agoraciminna.it\/ag\/?p=3140"},"modified":"2013-05-17T13:29:12","modified_gmt":"2013-05-17T11:29:12","slug":"presentazione-volume-finalmente-le-api-mangiarono-il-miele","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.agoraciminna.it\/ago\/2013\/05\/17\/presentazione-volume-finalmente-le-api-mangiarono-il-miele\/","title":{"rendered":"Presentazione volume: &#8220;Finalmente le api mangiarono il miele&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>da Santo Lombino<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><b><a href=\"http:\/\/www.agoraciminna.it\/ag\/presentazione-volume-finalmente-le-api-mangiarono-il-miele\/locandina-presentazione-libro-lo-dico-definitiva\/\" rel=\"attachment wp-att-3141\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-3141 aligncenter\" alt=\"locandina presentazione libro lo dico DEFINITIVA\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2013\/05\/locandina-presentazione-libro-lo-dico-DEFINITIVA-734x1024.jpg?resize=352%2C491\" width=\"352\" height=\"491\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a>Istituto Gramsci Siciliano<\/b><\/p>\n<p><b>Nuova Busambra<\/b><\/p>\n<p><b>Spi-Cgil Sicilia<\/b><\/p>\n<p><b>\u00a0Adarte editori<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p align=\"center\"><b><span style=\"text-decoration: underline;\">COMUNICATO\u00a0 STAMPA<\/span><\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Si presenta mercoled\u00ec 22 maggio 2013 alle ore 17.30 \u00a0a Palazzo delle Aquile, Piazza Pretoria, Palermo, il volume \u201cFinalmente le api mangiarono il miele. Autobiografia di un siciliano che non si rassegna\u201d,\u00a0 di Giovanni LO DICO, a cura e con introduzione di Nicola Grato e Santo Lombino,\u00a0 Adarte editori, Palermo 2013.<\/p>\n<p><b><i>Il programma<\/i><\/b> prevede i saluti di Salvatore Orlando, presidente del Consiglio comunale di Palermo e dell\u2019assessore al decentramento Giusto Catania. Interverranno: Ignazio E. Buttitta, Leonora Cupane, Salvatore Lupo, Salvatore Nicosia, Saverio Piccione, Domenico Tubiolo. Coordina i lavori J. Diego Catalano, consigliere comunale. Saranno presenti l\u2019autore ed i curatori. L\u2019iniziativa \u00e8 organizzata dall\u2019Istituto Gramsci Siciliano, da \u201cNuova Busambra\u201d \u2013 quaderni di natura culture e societ\u00e0, dallo Spi-Cgil Sicilia e dall\u2019editore Adarte.<\/p>\n<p><b><i>L\u2019autore<\/i><\/b> \u00a0ha 85 anni ed \u00e8 nato a Misilmeri (Palermo), dove vive. Dal 2005 ha pubblicato cinque raccolte di poesie, che ha donato ad amici e conoscenti. Ha scritto a mano la sua memoria autobiografica su alcuni quaderni tra il 2010 e il 2012.<\/p>\n<p><b><i>Il libro<\/i><\/b>, diviso in quattro sezioni, racconta l\u2019intera esistenza del bracciante. Esso parte dal racconto dell\u2019<i>infanzia rubata <\/i>dell\u2019autore-narratore, costretto a sei anni a lavorare nei campi come raccoglitore di olive con altri bambini che frequentano ad intermittenza le scuole elementari. A tredici anni. alla morte del padre, Lo Dico diventa bracciante agricolo, sar\u00e0 poi mezzadro, mietitore stagionale a Corleone, Mezzojuso e Prizzi, coltivatore diretto. Nel secondo dopoguerra, sceglie l\u2019impegno politico e sindacale, partecipando alle lotte per la riforma agraria, l\u2019assistenza sanitaria per tutti, rendere vivibile il quartiere dove \u00e8 andato ad abitare dopo il matrimonio. In pensione, partecipa a progetti educativi nella scuola primaria di Misilmeri e promuove\u00a0 le iniziative di un gruppo di coetanei per ottenere dal Comune adeguati locali per il tempo libero degli anziani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">IL LIBRO<\/p>\n<p>\u201c<b>Finalmente le api mangiarono il miele. Autobiografia di un siciliano che non si rassegna\u201d, a cura e con introduzione di Nicola Grato e Santo Lombino, \u00a0Adarte editori Palermo marzo 2013, 145 pagine, \u20ac 12.<\/b><\/p>\n<p><i>Il titolo si riferisce alla conquista, ottenuta dopo aspre battaglie, dei lavoratori agricoli che avevano i terreni a <\/i>metater\u00eca<i> presso\u00a0 grossi proprietari terrieri. Negli anni \u201950, grazie ad un decreto del ministro Gullo,\u00a0 il prodotto del raccolto agricolo venne finalmente diviso dando il 60% al colono e il 40% al proprietario del fondo.<\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019AUTORE<\/p>\n<p>Giovanni Lo Dico \u00e8 nato il 15 dicembre 1928 a Misilmeri (Palermo), dove vive. Ha frequentato le scuole elementari. Ha sposato nel 1957 Sara Rettino da cui ha avuto i figli Francesco ed Anna. Dal 2005 ha pubblicato a sue spese cinque raccolte di poesie e proverbi in dialetto siciliano, che ogni anno ha donato ad amici e conoscenti. Ha scritto a mano la sua memoria autobiografica su alcuni quaderni tra il 2010 e il 2012.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA STORIA<\/p>\n<p>Il libro parte dal racconto dell\u2019<i>infanzia rubata <\/i>dell\u2019autore-narrratore, costretto a sei anni a lavorare nei campi come raccoglitore di olive con altri bambini che frequentano ad intermittenza le scuole elementari. Quandi muore prematuramente il padre, \u00a0la madre si impiega in lavori domestici a Palermo lasciando Giovanni e la sorella a vivere con i nonni. Lo Dico diventa a tredici anni bracciante agricolo, sar\u00e0 poi mezzadro, mietitore stagionale a Corleone e Prizzi, coltivatore diretto. Dopo la seconda guerra mondiale diventa attivista politico e sindacale, partecipando alle lotte per la riforma agraria, la ripartizione del prodotto, l\u2019imponibile di manodopera, l\u2019assistenza sanitaria per tutti, rendere vivibile il quartiere abusivo dove \u00e8 andato ad abitare dopo il matrimonio. Diventer\u00e0 quindi consigliere comunale del Pci per venti anni e sar\u00e0 impegnato nel movimento sindacale e cooperativo. Si accorge quindi della mutazione antropologica del suo partito e si dichiara in disaccordo con le politiche consociative. In pensione, partecipa a progetti educativi nelle scuole e promuove \u00a0le iniziative di un gruppo di coetanei che otterr\u00e0 dal comune di Misilmeri adeguati locali per il tempo libero degli anziani.<\/p>\n<p>I CURATORI<\/p>\n<p><b><i>Nicola Grato<\/i><\/b> \u00e8 docente di materie letterarie nella scuola media di Villafrati. Autore di testi teatrali, tra cui la trilogia di <i>Horcynus Orca<\/i> per il teatro del Baglio di Villafrati, ha curato alcuni libri tra cui \u201cLasciare una traccia. Scritti su <i>La spartenza<\/i>&#8230;\u201d e pubblicato la raccolta di poesie \u201cDeserto giorno\u201d (2009). Fa parte della redazione di \u201cNuova Busambra\u201d.<\/p>\n<p><b><i>Santo Lombino<\/i><\/b> ha insegnato storia e filosofia nei licei statali e si occupa di emigrazione, scritti autobiografici e storia locale. Ha curato convegni e mostre, scritto testi teatrali, partecipato a trasmissioni radiofoniche, curato diversi volumi di scritti autobiografici, \u00a0tra cui \u201cLa spartenza\u201d di Tommaso Bordonaro (Einaudi, 1991) . E\u2019 autore di \u00a0\u201cI tempi del luogo\u201d (1986),\u201cCercare un altro mondo\u201d (2002) e \u201cUna lunga passione civile\u201d (2004).Fa parte della redazione di \u201cNuova Busambra\u201d e dirige la collana \u201cFili di memoria\u201d in cui il libro \u00e8 pubblicato.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\">BRANI NOTEVOLI<\/p>\n<p>LA RIFFA\u00a0 (1945)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b>\u00a0<\/b><\/p>\n<p>Tutti desideravamo avere dei giocattoli: mi ricordo una<\/p>\n<p>volta, due giorni prima della vigilia dei morti, pass\u00f2 un uomo<\/p>\n<p>che <i>arriffava<\/i>, sorteggiava un cavallo di legno molto bello e<\/p>\n<p>che io desideravo tantissimo. Un biglietto costava quattro<\/p>\n<p>soldi. Il valore del cavallino era cinque lire. Feci guerra e<\/p>\n<p>fuoco e finalmente convinsi mia madre ad acquistarne uno.<\/p>\n<p>Portava il numero quarantadue, me lo ricordo ancora. Ho inseguito<\/p>\n<p>quell\u2019uomo per tutto il giorno, giravo per le strade assieme<\/p>\n<p>a lui sperando che il sorteggio avvenisse da un<\/p>\n<p>momento all\u2019altro. ogni tanto urlava: <i>Chistu \u00e8 l\u2019ultimu e tiramu<\/i>!!<\/p>\n<p>Ma l\u2019ultimo acquirente non arrivava mai. Dalla via Pietro<\/p>\n<p>Micca siamo andati a finire nelle strade sopra il quartiere<\/p>\n<p>San Francesco. Finalmente era riuscito a vendere l\u2019ultimo biglietto<\/p>\n<p>e si poteva procedere all\u2019estrazione del numero vincente.<\/p>\n<p>Le donne che abitavano in quella strada si sono<\/p>\n<p>avvicinate per assistere al sorteggio. Per me fu un momento<\/p>\n<p>emozionante, in quell\u2019attimo che il signore infil\u00f2 la mano dentro<\/p>\n<p>il sacco per estrarre il numero vincente mi concentrai con<\/p>\n<p>tutte le mie forze pensando al famoso numero quarantadue.<\/p>\n<p>Il numero che tir\u00f2 fuori non era il quarantadue, ero bambino<\/p>\n<p>e mi sono messo a piangere, me ne ritornai a casa come un<\/p>\n<p>cane bastonato. Dissi a mia madre che il quarantadue non<\/p>\n<p>era uscito e mia madre mi rincuor\u00f2 e mi disse di non pensarci<\/p>\n<p>pi\u00f9 perch\u00e9 non era successo niente&#8230;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA CRESIMA\u00a0 (1956)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La mia fidanzata Sara non era cresimata, come madrina scelse mia madre. Io mi<\/p>\n<p>ero cresimato all\u2019et\u00e0 di ventidue anni, il mio padrino era di<\/p>\n<p>Marineo. Aveva sessant\u2019anni all\u2019epoca della cresima ed era<\/p>\n<p>quasi sordo. A quei tempi nella mia parrocchia c\u2019era un prete<\/p>\n<p>che conoscevo da tanti anni, da quando era giovane. Questo<\/p>\n<p>prete clandestinamente era \u201csposato\u201d, dentro la casa canonica<\/p>\n<p>aveva moglie e figli: tutti conoscevamo quella situazione!<\/p>\n<p>Era ormai vecchio, molto vecchio, non confessava pi\u00f9 nel<\/p>\n<p>confessionale, ma nella casa canonica dove abitava. Per andarmi<\/p>\n<p>a cresimare a Palermo occorreva il certificato di con-<\/p>\n<p>fessione mio e quello del mio padrino. Io e il mio padrino<\/p>\n<p>siamo andati in chiesa, la figlia del prete ci disse: \u201cIl prete non<\/p>\n<p>confessa pi\u00f9 in chiesa perch\u00e9 sta male, ma l\u00e0 dove \u00e8 seduto\u201d.<\/p>\n<p>Per prima sono andato io, il prete era sordo e anche parlava<\/p>\n<p>a stento, io sentivo quello che lui mi diceva, ma lui non sentiva<\/p>\n<p>quello che dicevo io. Il certificato non lo scriveva pi\u00f9 lui<\/p>\n<p>perch\u00e9 non ne era pi\u00f9 capace, ma la figlia. Allora vista la condizione<\/p>\n<p>di sordit\u00e0 del mio padrino e del prete, dissi alla figlia:<\/p>\n<p>\u201cSenta signora, mio padrino \u00e8 sordo, il prete \u00e8 pure sordo,<\/p>\n<p>quindi non si sentiranno, \u00e8 inutile che mio padrino va ad inginocchiarsi<\/p>\n<p>davanti al prete se non si sentono!\u201d. Mi rispose<\/p>\n<p>con una voce di esclamazione: <i>Nenti pozzu fari!<\/i> (Nulla posso<\/p>\n<p>fare). Certo era peccato mortale! Parlava proprio lei che era<\/p>\n<p>figlia dello scandalo, figlia del peccato mortale! Vista la sua<\/p>\n<p>ferma decisione dissi a mio padrino: \u201cCi vada!\u201d. Cos\u00ec mio padrino<\/p>\n<p>and\u00f2 a inginocchiarsi ai piedi del prete, tutte due sordi,<\/p>\n<p>io li guardavo a distanza, era una scena piuttosto comica, tutte<\/p>\n<p>due si guardavano, ma non parlavano. Quando a mio padrino<\/p>\n<p>gli secc\u00f2 stare in ginocchio, si alz\u00f2 e venne da me. Dissi<\/p>\n<p>alla figlia del prete: \u201cora mi faccia il certificato di confessione!\u201d.<\/p>\n<p>Mentre stavamo per uscire, nel corridoio, dissi a mio<\/p>\n<p>padrino facendo un cenno con la mano: \u201cIl prete che le ha<\/p>\n<p>detto?\u201d. Lui mi rispose: <i>Ma iu chi ntisi nenti? Ntisi sulu fetu<\/i><\/p>\n<p><i>di pisci!<\/i> (Ma io che ho sentito niente? Ho sentito solo puzza<\/p>\n<p>di pesce) perch\u00e9 l\u00ec dentro la casa canonica, i figli del prete<\/p>\n<p>stavano friggendo del pesce.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>LA MARCHESA\u00a0 (anni \u201870)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Iniziammo l\u2019occupazione delle terre nei vari comuni. In<\/p>\n<p>tutti i feudi si vedevano centinaia di muli con gli aratri, tutti in<\/p>\n<p>fila, che lavoravano le terre e quanti scontri diretti ci furono<\/p>\n<p>tra i contadini, i proprietari e i mafiosi: scene indimenticabili!<\/p>\n<p>Era una situazione drammatica, ma dovevamo affrontarla per<\/p>\n<p>liberarci dalla schiavit\u00f9. Quelle condizioni di vita avevano costretto<\/p>\n<p>molti siciliani ad emigrare, a scappare dalle campagne<\/p>\n<p>e dalla miseria. Nel 1971 la federazione di Palermo<\/p>\n<p>mi diede l\u2019incarico di aprire a Misilmeri una sezione di un sindacato<\/p>\n<p>che difendeva i mezzadri, affittuari e piccoli coltivatori<\/p>\n<p>diretti, cio\u00e8 l\u2019Alleanza Contadini, oggi Confcoltivatori, la sede<\/p>\n<p>fu in via Roma, io ne fui il presidente. Quante lotte ho fatto<\/p>\n<p>insieme ai contadini! In Parlamento nel 1971 venne approvata<\/p>\n<p>una legge che abol\u00ec la mezzadria, rimaneva solo l\u2019affitto. Il canone<\/p>\n<p>di affitto fu regolato da una legge, chiamata \u201clegge sui<\/p>\n<p>fondi rustici. Non mi affidai alla volont\u00e0 di Dio<\/p>\n<p>per fare applicare quella legge, sapevo con chi avevo a che<\/p>\n<p>fare, con persone che per secoli e secoli avevano dominato<\/p>\n<p>il mondo. Me la studiai bene e un bel giorno di domenica, finita<\/p>\n<p>la mia mezza giornata di lavoro, anzich\u00e9 di andarmene a<\/p>\n<p>casa dalla mia famiglia, partii per il feudo di Bongiordano,<\/p>\n<p>detto L\u2019acqua o Chiuppu. Era il tempo della mietitura, il mese<\/p>\n<p>di luglio, c\u2019era un caldo afoso, mi girai tutto il feudo, invitai<\/p>\n<p>tutti i contadini a partecipare ad una assemblea che dovevo<\/p>\n<p>fare sotto l\u2019albero di pioppo, sotto il quale c\u2019era una sorgente.<\/p>\n<p>In quella assemblea spiegai, con la legge in mano, che non dovevano<\/p>\n<p>pagare pi\u00f9 il canone di affitto stabilito dalla marchesa, ma<\/p>\n<p>quello stabilito dalla legge che era 28 volte il reddito dominicale.<\/p>\n<p>Non fu facile convincerli perch\u00e9 poverini venivano da<\/p>\n<p>una secolare sottomissione, non era facile rompere quella<\/p>\n<p>gabbia di acciaio. In quell\u2019assemblea usai una dialettica persuasiva,<\/p>\n<p>incoraggiante, entusiasmante, ma la paura era tanta<\/p>\n<p>e tale che si rifiutarono di chiederne alla marchesa l\u2019applicazione.<\/p>\n<p>Ne convinsi solo due, due compagni comunisti, cio\u00e8<\/p>\n<p>Giuseppe Rizzolo e Salvatore Bonanno. Il giorno della trebbiatura<\/p>\n<p>eravamo tutti l\u00e0 presenti, quando i due contadini che<\/p>\n<p>ero riuscito a convincere chiesero alla signora marchesa l\u2019applicazione<\/p>\n<p>della legge per quanto riguardava il canone di affitto,<\/p>\n<p>la nobile ingoi\u00f2 il rospo e non parl\u00f2: conosceva bene<\/p>\n<p>quella normativa! I due contadini coraggiosi non solo si portarono<\/p>\n<p>a casa tutto il grano, ma essendo la legge in vigore da<\/p>\n<p>due anni, chiedendone l\u2019applicazione e quindi rifacendo il<\/p>\n<p>conteggio anche per il canone dell\u2019anno precedente, la marchesa<\/p>\n<p>rimase debitrice nei loro confronti. I contadini di tutto<\/p>\n<p>il feudo, sia di Misilmeri che di Marineo, che avevano avuto<\/p>\n<p>paura ad affrontarla portarono a casa, come sempre, poco<\/p>\n<p>grano, ma guardarono straniti tutto quello che era successo.<\/p>\n<p>L\u2019anno successivo, durante la mietitura tornai nel feudo a<\/p>\n<p>rifare un\u2019altra assemblea, questa volta non sotto l\u2019albero di<\/p>\n<p>pioppo, ma alle case che ci sono nel feudo Bongiordano,<\/p>\n<p>nella strada che porta a Risalaimi. Parlai di nuovo della legge,<\/p>\n<p>ma questa volta fui compreso facilmente, dopo l\u2019esperienza<\/p>\n<p>dell\u2019anno precedente. Mentre stavo per finire l\u2019assemblea,<\/p>\n<p>ero riuscito a convincere tutti, ecco arrivare una macchina<\/p>\n<p>lussuosa con due persone a bordo: la signora marchesa e il<\/p>\n<p>suo autista. Si ferm\u00f2 proprio davanti ai nostri piedi, scese dalla<\/p>\n<p>macchina e chiuse lo sportello con rabbia. Si avvicin\u00f2 verso<\/p>\n<p>di me spruzzando vapore come un toro infuriato e mi disse:<\/p>\n<p>\u201cLei mi scandalizza i miei contadini fedeli!\u201d. Io le risposi: \u201cFedeli<\/p>\n<p>ci sono i cani! Questi sono uomini e devono difendere la<\/p>\n<p>loro dignit\u00e0!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IL MARESCIALLO\u00a0 (anni 70)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A quel punto, vista la fermezza dei contadini,<\/p>\n<p>tent\u00f2 altre vie, la via delle amicizie. L\u2019indomani il maresciallo<\/p>\n<p>dei carabinieri mand\u00f2 una pattuglia nel feudo Bongiordano a<\/p>\n<p>intimidire i contadini, dicendo che richiedendo l\u2019applicazione<\/p>\n<p>di quella legge sarebbero andati incontro a dei rischi e quindi<\/p>\n<p>consigliavano loro di continuare con il vecchio sistema. I contadini<\/p>\n<p>la sera vennero all\u2019Alleanza Contadini e mi raccontarono<\/p>\n<p>tutto, erano impauriti. Feci capire loro che era solo un<\/p>\n<p>atto intimidatorio, avevano cercato di spaventarli, non potendo<\/p>\n<p>fare nient\u2019altro. Con i miei discorsi rassicuranti, superarono<\/p>\n<p>quella paura e se ne andarono a casa. L\u2019indomani<\/p>\n<p>sera, tornando dal lavoro, mia moglie mi disse che erano venuti<\/p>\n<p>a cercarmi due carabinieri, c\u2019era il maresciallo che mi<\/p>\n<p>voleva parlare. La cosa mi piacque perch\u00e9 era proprio quello<\/p>\n<p>che volevo, parlare con il maresciallo. Andai subito in caserma,<\/p>\n<p>mi presentai e il piantone mi port\u00f2 in una stanza dove<\/p>\n<p>c\u2019era il maresciallo. La prima domanda che mi fece: \u201cSignor<\/p>\n<p>Lo Dico, lei in questi giorni \u00e8 andato a fare qualche riunione<\/p>\n<p>in qualche azienda agricola\u2026\u201d. Lo guardai in faccia e dissi fra<\/p>\n<p>di me: \u201cMa guarda che maresciallo simpatico! Lui sicuramente<\/p>\n<p>si aspetta che gli dico: \u201cMa, maresciallo io non sono<\/p>\n<p>andato da nessuna parte\u2026\u201d . Il maresciallo voleva completare<\/p>\n<p>la sua strategia intimidatoria, prima con i contadini in campagna,<\/p>\n<p>poi con me che ero il loro rappresentante. Invece io a<\/p>\n<p>quella domanda risposi con fermezza: \u201cMaresciallo, ma di<\/p>\n<p>quale azienda mi sta parlando lei, perch\u00e9 io di assemblee ne<\/p>\n<p>faccio tante nelle varie aziende!\u201d. \u201cE in quale veste ci va a<\/p>\n<p>fare queste assemblee?\u201d \u2014 mi disse. \u201cIn qualit\u00e0 di presidente<\/p>\n<p>dell\u2019Alleanza Contadini\u201d \u2014 gli risposi. \u201cMa lei lo sa che prima<\/p>\n<p>di entrare nella propriet\u00e0 che non \u00e8 sua, bisogna chiedere il<\/p>\n<p>permesso?\u201d \u2014 continu\u00f2 il maresciallo. Ed io: \u201cMaresciallo,<\/p>\n<p>posso andare in qualsiasi propriet\u00e0 tutte le volte che i contadini<\/p>\n<p>affittuari me lo chiedono, semmai se c\u2019\u00e8 una persona che<\/p>\n<p>deve chiedere permesso per entrare in quelle aziende quella<\/p>\n<p>\u00e8 proprio la signora marchesa perch\u00e9 i contadini le pagano<\/p>\n<p>l\u2019affitto. Se lei paga l\u2019affitto della sua casa, non \u00e8 che il proprietario<\/p>\n<p>arriva ed entra senza chiedere permesso. Questo<\/p>\n<p>vale anche per la signora marchesa\u201d. Mi disse: \u201cNon mi stia<\/p>\n<p>a fare il comizio!\u201d. Gli risposi: \u201cE\u2019 lei che mi ha chiamato per<\/p>\n<p>farle il comizio!\u201d. Non potendo far niente in questa direzione<\/p>\n<p>tent\u00f2 un\u2019altra via e mi disse: \u201cLei signor Lo Dico ha una pena<\/p>\n<p>in sospeso\u2026\u201d. Subito capii di che cosa si trattava. Fino al<\/p>\n<p>1961 le medicine gratuite spettavano solo al capofamiglia. Ci<\/p>\n<p>furono scioperi in tutta Italia che durarono quindici giorni affinch\u00e9<\/p>\n<p>l\u2019assistenza farmaceutica fosse estesa anche alla moglie<\/p>\n<p>e ai figli. Durante uno dei tanti scioperi fummo denunziati<\/p>\n<p>sette lavorator. Nel processo di appello, nel 1963, fummo<\/p>\n<p>condannati a tre mesi con la condizionale, prescrivibili in anni<\/p>\n<p>cinque. Il termine della pena era scaduto nel 1968. Quindi<\/p>\n<p>dissi al maresciallo che cercava di spaventarmi: \u201cMaresciallo,<\/p>\n<p>i termini di quella pena sono scaduti!\u201d. E il maresciallo: \u201cE<\/p>\n<p>allora non le posso fare niente!\u201d. Ed io gli risposi: \u201cMa le cose<\/p>\n<p>non durano in eterno! Maresciallo, mi aspettavo questo tipo<\/p>\n<p>di comportamento da un altro tipo di persone, non da chi dovrebbe<\/p>\n<p>essere un esecutore materiale della legge!\u201d. Lui mi<\/p>\n<p>disse: \u201cPrima dovrebbero incominciare da Roma!\u201d. Io gli riposi:<\/p>\n<p>\u201cPer intanto io inizio da Misilmeri!\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>IL CONSOCIATIVISMO\u00a0 (anni \u201880)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>In quegli anni la democrazia cristiana aveva venti consiglieri<\/p>\n<p>su trenta. Avrebbe potuto amministrare da sola tranquillamente<\/p>\n<p>avendo la maggioranza assoluta, ma all\u2019interno di questo<\/p>\n<p>partito l\u2019ideologia di don Luigi Sturzo incominciava a non<\/p>\n<p>essere pi\u00f9 ricordata. Tutti i venti consiglieri non riuscivano a<\/p>\n<p>mettersi d\u2019accordo, erano tutti divisi, ed allora cercarono una<\/p>\n<p>nuova maggioranza nel nostro gruppo comunista. Come sindaco<\/p>\n<p>eleggemmo Salvatore Saitta, una persona perbene. Durante<\/p>\n<p>quella gestione successe un episodio nel mio quartiere.<\/p>\n<p>Un giorno tornando dal lavoro con la mia moto ape, era nel<\/p>\n<p>periodo estivo, erano le undici circa del mattino, vidi molte<\/p>\n<p>donne che abitavano nella via A5, oggi via C. Giordano, davanti casa mia, aspettavano che io arrivassi per parlarmi. Era<\/p>\n<p>successo che a met\u00e0 di questa strada, si era rotta, nei giorni<\/p>\n<p>precedenti, la fognatura. Si erano recati dal Sindaco<\/p>\n<p>per fare presente la situazione, e lui si era attivato affinch\u00e9<\/p>\n<p>venisse effettuata la riparazione. Ma non appena l\u2019impresario<\/p>\n<p>arriv\u00f2 con quei mezzi pesanti nella strada, doveva<\/p>\n<p>servirsi degli scavatori per trovare il punto da riparare, la<\/p>\n<p>strada si sventr\u00f2 tutta, perch\u00e9 pensate ancora negli anni ottanta<\/p>\n<p>quella via non era asfaltata, ma in terra battuta. Mi dissero:<\/p>\n<p><i>Giuvanni, stannu scassannu tutta a strata, daccuss\u00ec<\/i><\/p>\n<p><i>mancu chi\u00f9 dintra putemu trasiri!<\/i> (Giovanni, stanno scassando<\/p>\n<p>tutta la strada, cos\u00ec neanche pi\u00f9 a casa possiamo entrare).<\/p>\n<p>Dissi di non preoccuparsi che sarei andato a parlare<\/p>\n<p>con il sindaco. Mi cambiai e andai al municipio. Ero un consigliere<\/p>\n<p>comunale e chiesi di parlare con il sindaco, ma lui<\/p>\n<p>non c\u2019era. Allora chiesi se c\u2019era l\u2019assessore al ramo, cio\u00e8 ai<\/p>\n<p>lavori pubblici, non c\u2019era nemmeno&#8230;<\/p>\n<p>Allora decisi di tornare a casa e l\u00e0 c\u2019erano le donne ad aspettarmi.<\/p>\n<p>Raccontai che non avevo trovato nessuno, e dissi loro: \u201cVolete che<\/p>\n<p>questa strada venga asfaltata? Dovete fare quello che vi dico<\/p>\n<p>io. Prendiamo le macchine e le mettiamo di traverso in mezzo<\/p>\n<p>la strada\u201d. Era l\u2019ora di pranzo e l\u2019impresario e gli operai se ne<\/p>\n<p>erano andati a casa a mangiare. La mia proposta fu accolta da<\/p>\n<p>tutte al volo. Quando, finita la pausa, gli operai<\/p>\n<p>ritornarono, non poterono passare. E allora l\u2019impresario mi<\/p>\n<p>disse: \u201cGiovanni, fai togliere queste macchine, perch\u00e9 io devo<\/p>\n<p>lavorare.\u201d. Ed io gli risposi: \u201cNon ci provare, vai al comune<\/p>\n<p>e vai a dire che gli abitanti della via A5 non ti vogliono fare<\/p>\n<p>lavorare\u201d. Se ne and\u00f2 al comune e dopo una mezzoretta ritorn\u00f2<\/p>\n<p>con un buon numero di assessori, c\u2019era mezza giunta a<\/p>\n<p>cercare di convincerci a togliere il blocco. Un assessore mi<\/p>\n<p>disse: \u201cConsigliere Lo Dico, tu fai parte di questa maggioranza<\/p>\n<p>e lo sai che per fare la strada, prima occorre la delibera di<\/p>\n<p>giunta, poi deve essere approvata dal consiglio comunale, poi<\/p>\n<p>deve andare alla commissione di controllo, quindi passano<\/p>\n<p>circa otto mesi\u201d. Ma le donne agitate, anticiparono la mia risposta<\/p>\n<p>e urlarono: \u201cMa come faremo a stare otto mesi in queste<\/p>\n<p>condizioni!\u201d. Gli assessori presenti, alla fine, si resero conto<\/p>\n<p>dei reali disagi degli abitanti della via e del carattere di urgenza<\/p>\n<p>e si decise con il consenso di tutti di realizzare le opere necessarie<\/p>\n<p>per la transitabilit\u00e0. In questo modo la via A5 fin\u00ec di<\/p>\n<p>sembrare una via di un paese del terzo mondo, divenne una<\/p>\n<p>via asfaltata, una via degna di un paese civile.<\/p>\n<p>Successivamente al partito ci fu una riunione proprio per<\/p>\n<p>parlare dell\u2019accaduto. Venni accusato da un altro consigliere<\/p>\n<p>comunista, uno di quelli che si era adeguato ai tempi, di essermi<\/p>\n<p>comportato non da consigliere della maggioranza, ma<\/p>\n<p>da consigliere dell\u2019opposizione. Io risposi: \u201cIo non guardo se<\/p>\n<p>siamo in maggioranza o all\u2019opposizione, io guardo se il problema<\/p>\n<p>esiste o meno\u201d. Perch\u00e9 la disonest\u00e0 politica sta proprio<\/p>\n<p>in questo, lo stesso problema se sei all\u2019opposizione lo affronti<\/p>\n<p>in un modo, se sei in maggioranza lo affronti in un altro modo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>da Santo Lombino Istituto Gramsci Siciliano Nuova Busambra Spi-Cgil Sicilia \u00a0Adarte editori \u00a0 COMUNICATO\u00a0 STAMPA &nbsp; Si presenta mercoled\u00ec 22 maggio 2013 alle ore 17.30 \u00a0a Palazzo delle Aquile, Piazza Pretoria, Palermo, il volume \u201cFinalmente le api mangiarono il miele. 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