{"id":3522,"date":"2013-07-19T01:36:03","date_gmt":"2013-07-18T23:36:03","guid":{"rendered":"http:\/\/www.agoraciminna.it\/ag\/?p=3522"},"modified":"2013-07-19T01:36:03","modified_gmt":"2013-07-18T23:36:03","slug":"paolo-borsellino-un-eroe-contro-la-mafia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.agoraciminna.it\/ago\/2013\/07\/19\/paolo-borsellino-un-eroe-contro-la-mafia\/","title":{"rendered":"Paolo Borsellino: Un eroe contro la mafia"},"content":{"rendered":"<p>di Agor\u00e0 Ciminna<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"aligncenter size-full wp-image-3523\" alt=\"111117\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/111117.jpg?resize=499%2C163\" width=\"499\" height=\"163\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/p>\n<p>Dal 19 luglio 1992 sono passati ben 21 anni, oggi per ricordare questo grande uomo che ha lottato contro la mafia la Redazione di Agor\u00e0 Ciminna vi propone una lettera scritta dal figlio Manfredi, ricordando cos\u00ec oltre che il lato eroico, il lato umano visto dagli occhi del figlio:<\/p>\n<p>&#8220;Grazie caro pap\u00e0&#8221;<\/p>\n<p>Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l\u2019esame di diritto commerciale, ero esattamente allo \u201czenit\u201d del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del \u201ctaglio\u201d fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell\u2019attentato a Giovanni Falcone lungo l\u2019autostrada Palermo-Punta Raisi.<\/p>\n<p>Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa buss\u00f2 alla porta mentre io ero gi\u00e0 pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull\u2019accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla n\u00e9 lui profer\u00ec parola.<br \/>\nSi cambi\u00f2 e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipit\u00f2, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell\u2019ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segn\u00f2 un momento di non ritorno. Era l\u2019inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato pi\u00f9 lo stesso, quell\u2019uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.<\/p>\n<p>Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all\u2019interno del Palazzo di Giustizia. Non potr\u00f2 mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realt\u00e0 \u00e8 come se con largo anticipo stessi gi\u00e0 piangendo la sua.<br \/>\nDal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia citt\u00e0 ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell\u2019economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perch\u00e9 gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo \u201cpreparati\u201d qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell\u2019amico e collega Giovanni.<\/p>\n<p>La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all\u2019orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per \u201cfottere\u201d il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d\u2019altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore \u201cPippo\u201d Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell\u2019Universit\u00e0 di Palermo e storico esponente dell\u2019Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.<\/p>\n<p>Mio padre, in verit\u00e0, tent\u00f2 di scuotermi dalla mia \u201cloffia\u201d domenicale tradendo un certo desiderio di \u201cfare strada\u201d insieme, ma non ci riusc\u00ec. L\u2019avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come \u00e8 noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.<br \/>\nNon era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell\u201985, quando dopo gli assassini di Montana e Cassar\u00e0 eravamo stati \u201cdeportati\u201d all\u2019Asinara, o quella dell\u2019anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un\u2019estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era pi\u00f9 nelle condizioni di sottrarsi all\u2019apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libert\u00e0 di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.<\/p>\n<p>Cos\u00ec quell\u2019estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti pi\u00f9 belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo \u201cesposta\u201d per la sua adiacenza all\u2019autostrada per rendere possibile un\u2019adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l\u2019ultimo bagno nel \u201csuo\u201d mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D\u2019Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.<br \/>\nAnche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocch\u00e9, arancine e quanto di pi\u00f9 pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel \u201ctenere comizio\u201d come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realt\u00e0 non dorm\u00ec nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all\u2019immaginazione.<\/p>\n<p>Dopo quello che fu tutto fuorch\u00e9 un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l\u2019eccidio) e l\u2019agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salut\u00f2 sull\u2019uscio della villa del professore Tricoli, io l\u2019accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l\u2019appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di l\u00ec a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.<br \/>\nHo realizzato che mio padre non c\u2019era pi\u00f9 mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell\u2019attentato dalla radio. Non so perch\u00e9 ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d\u2019infanzia che villeggia l\u00ec vicino ed a grande velocit\u00e0 ci recammo in via D\u2019Amelio.<\/p>\n<p>Non vidi mio padre, o meglio i suoi \u201cresti\u201d, perch\u00e9 quando giunsi in via D\u2019Amelio fui riconosciuto dall\u2019allora presidente della Corte d\u2019Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ci\u00f2 che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all\u2019interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci rifer\u00ec che nostro padre \u00e8 morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell\u2019esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si pu\u00f2 pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell\u2019ultima immagine del padre, \u00e8 come se si fossero voluti salutare un\u2019ultima volta.<\/p>\n<p>La mia vita, come d\u2019altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, \u00e8 certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza \u201cse\u201d e senza \u201cma\u201d a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in \u201cfamiliari superstiti di una vittima della mafia\u201d, che noi vivessimo come figli o moglie di \u2026.., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva \u201cPaolino\u201d sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando \u00e8 nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.<\/p>\n<p>Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita \u00e8 s\u00ec cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza \u201cfarci largo\u201d con il nostro cognome, divenuto \u201cpesante\u201d in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo \u201cmontati la testa\u201d, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l\u2019onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno \u00e8 stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato pi\u00f9 difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l\u2019avrebbe fatta.<\/p>\n<p>Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben pi\u00f9 grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall\u2019evento drammatico che mi sono trovato a vivere.<br \/>\nD\u2019altra parte \u00e8 certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell\u2019altro avrebbe \u201csfruttato\u201d questo rapporto di sangue, avrebbe \u201ccavalcato\u201d l\u2019evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di \u2026. o perch\u00e9 di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l\u2019insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse gi\u00e0 dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere pi\u00f9 liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.<\/p>\n<p>Ai miei figli, ancora troppo piccoli perch\u00e9 possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.<\/p>\n<p>Caro pap\u00e0, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono pi\u00f9 grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.<\/p>\n<p><em>Il testo di Manfredi Borsellino \u00e8 tratto dal volume &#8220;Era d&#8217;estate&#8221; a cura di Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi edito da Pietro Vittorietti<\/em><\/p>\n<p>FONTE LETTERA: <a title=\"livesicilia.it\" href=\"http:\/\/www.livesicilia.it\" target=\"_blank\">livesicilia.it\u00a0<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Agor\u00e0 Ciminna Dal 19 luglio 1992 sono passati ben 21 anni, oggi per ricordare questo grande uomo che ha lottato contro la mafia la Redazione di Agor\u00e0 Ciminna vi propone una lettera scritta dal figlio Manfredi, ricordando cos\u00ec oltre che il lato eroico, il lato umano visto dagli occhi del figlio: &#8220;Grazie caro pap\u00e0&#8221; Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l\u2019esame di diritto commerciale, ero esattamente allo \u201czenit\u201d del mio percorso&hellip; <\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"jetpack_publicize_message":"","jetpack_is_tweetstorm":false,"jetpack_publicize_feature_enabled":true},"categories":[11,27,38],"tags":[],"jetpack_publicize_connections":[],"jetpack_featured_media_url":"","jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_shortlink":"https:\/\/wp.me\/pajU3p-UO","jetpack-related-posts":[{"id":8220,"url":"https:\/\/www.agoraciminna.it\/ago\/2017\/10\/03\/unselfiecontrolamafia\/","url_meta":{"origin":3522,"position":0},"title":"#unselfiecontrolamafia","date":"Ottobre 3, 2017","format":false,"excerpt":"di Agor\u00e0 Ciminna Nel comune di Adrano in provincia di Catania sono apparsi dei finti necrologi che annunciano il funerale di un ragazzo 26enne che \u00e8 appena diventato un collaboratore di giustizia, nonostante lui sia ancora vivo. 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