{"id":5359,"date":"2014-08-14T09:53:40","date_gmt":"2014-08-14T07:53:40","guid":{"rendered":"http:\/\/www.agoraciminna.it\/ag\/?p=5359"},"modified":"2014-08-14T09:53:40","modified_gmt":"2014-08-14T07:53:40","slug":"il-culto-della-madonna-di-trapani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.agoraciminna.it\/ago\/2014\/08\/14\/il-culto-della-madonna-di-trapani\/","title":{"rendered":"Il culto della Madonna di Trapani"},"content":{"rendered":"<div id=\"id_53ec6a79043f27948216912\" style=\"text-align: justify;\"><em>di Pippo Oddo<\/em><br \/>\n<em>foto di Caterina Sindoni &#8211; 12 agosto 2014<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-5360 alignleft\" alt=\"La Madonna di Trapani\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2014\/08\/La-Madonna-di-Trapani-300x300.jpg?resize=300%2C300\" width=\"300\" height=\"300\" data-recalc-dims=\"1\" \/>Considerata indiscusso patrimonio dell\u2019umanit\u00e0, l\u2019immagine marmorea della Madonna di Trapani \u00e8 un vero capolavoro d\u2019arte finora attribuito allo scultore Nino Pisano, morto nel 1368. La data del suo arrivo nella citt\u00e0 da cui ha preso il nome \u00e8 tuttora ignota per mancanza di precisi documenti storici. Sappiamo tuttavia per\u00a0certo che la gloriosa statua \u00e8 stata posta subito sotto tutela della Comunit\u00e0 dei \u201cFratelli della Beata Vergine Maria del Monte Carmelo\u201d meglio noti come Carmelitani. I quali, per sfuggire alle persecuzioni islamiche, a partire dal 1226 cominciarono ad abbandonare la Palestina per rifugiarsi in Sicilia e in altre parti del Sacro Romano Impero rifondato da Federico II di Hohenstaufen, lo \u201cStupor mundi\u201d. A Trapani arrivarono attorno al 1240.<br \/>\n\u00abDove i Carmelitani dimorarono subito dopo il loro arrivo a Trapani \u2013 si legge sul web \u2013, non \u00e8 facile stabilirlo con esattezza. Secondo alcuni storici, essi, per benevola concessione del Senato cittadino, si stanziarono in un primo momento presso la piccola Chiesa di \u201cSanta Maria del parto\u201d, costruita dai pescatori nei primi decenni del XIII secolo vicino l\u2019antica dogana, alle spalle dell\u2019odierna Chiesa dell\u2019ex Collegio dei Gesuiti, accanto alle mura di tramontana della Citt\u00e0. Poi, il 24 agosto del 1250, ricevute in donazione per mezzo di un atto notarile dal notar Domenico Ribaldo e dalla sua prima moglie donna Palma Donores, trapanesi, una piccola cappella, dedicata all\u2019Annunziata e le terre adiacenti ad oriente, fuori le mura cittadine, si trasferirono l\u00e0 per continuare nella quiete della campagna la loro vita comune in ossequio a Ges\u00f9 Cristo come fraternit\u00e0 contemplativa sulle orme di Maria e di Sant\u2019Elia, il profeta del Carmelo, eremiti non pi\u00f9 pellegrini, ora mendicanti itineranti in Europa in mezzo al popolo. Questa data, scrive lo storico Carmelitano Gabriele Monaco (+ 1988) nella sua monografia \u201cLa Madonna di Trapani\u201d (Edizioni Laurenziana, Napoli 1981), \u201csar\u00e0 segnata a caratteri d\u2019oro negli annali gi\u00e0 ricchi di gloria del Santuario\u201d. Al testamento su indicato, ne seguiranno altri: ad opera dello stesso Notar Domenico Ribaldo (8 agosto 1280) e della sua seconda moglie Perna Abate (4 aprile 1289), zii di Sant\u2019Alberto, a motivo dell\u2019ingresso di quest\u2019ultimo nelle terre dell\u2019Annunziata in qualit\u00e0 di religioso. Attraverso questo inaspettato e prodigioso avvenimento in seno alla nobile famiglia, verranno cos\u00ec offerti a favore dei Carmelitani altri possedimenti, per il loro sostentamento e per i lavori di ampliamento della primitiva Chiesetta. Cos\u00ec, per provvidenziale coincidenza, la storia del Carmelo trapanese inizia a legarsi indissolubilmente con la Famiglia degli Abate e, nel corso dei secoli, con altre famiglie nobiliari che, con il benestare e l\u2019ausilio degli stessi sovrani succedutisi nel governo della Sicilia, favoriranno la realizzazione delle pregevoli strutture architettoniche e decorative del Santuario in gran parte giunte fino a noi grazie anche alle cospicue e pubbliche offerte di benefattori di ogni ceto sociale\u00bb. Quando il futuro Sant\u2019Alberto da Trapani (1240-1307) entr\u00f2 tra i Carmelitani iniziarono a svilupparsi attorno al piccolo Oratorio dell\u2019Annunziata \u00abil primo vero e proprio Convento di cui, possiamo ben dire, il giovane erede dell\u2019illustre famiglia degli Abate, diventer\u00e0 il vero fondatore, almeno nel senso che ne favor\u00ec il consolidamento patrimoniale del Convento\u00bb. E non si pu\u00f2 escludere che il suo impegno per l\u2019Annunziata \u00abfosse ispirato al disegno di far del suo Ordine Carmelitano pienamente un Ordine Mendicante\u00bb. Dell\u2019originale cenobio del XIII secolo non rimane quasi nulla, eccetto un arco, una parete e \u00abdue piccoli frammenti scultorei, uno in tufo e l\u2019altro in marmo raffiguranti il primo una scena di aratura e il secondo un frammento di architrave, residui, forse, di cultura bizantineggiante\u00bb. Il santuario che ci \u00e8 pervenuto \u00e8 stato realizzato tra il Cinquecento e il Seicento. Non \u00e8 superfluo aggiungere che \u00abil Convento \u2013 che i Carmelitani dovettero abbandonare a motivo della soppressione degli ordini religiosi a causa delle leggi eversive del 1866 \u2013, per la gran parte, \u00e8 divenuto dal 1905 sede del Museo che pi\u00f9 tardi prender\u00e0 il nome dal suo ideatore, il Conte Agostino Pepoli; il resto, dal 22 agosto 1930, lo riabita la Comunit\u00e0 dei Frati Carmelitani. Nel Museo, oltre che al Santuario, si conserva in parte anche il \u201cTesoro della Madonna\u201d con manufatti realizzati tra il XVI e il XIX secolo, testimonianza eloquente della devozione verso la Vergine di Trapani lungo i secoli\u00bb. Nel frattempo il culto della Bedda Matri di Trapani si era diffuso in diverse parti dell\u2019Isola. Non sono pochi i santuari e le edicole votive a lei consacrati anche nei comuni di altre province.<br \/>\nCitiamo il caso della chiesetta del \u201cMiglio\u201d (detta cos\u00ec perch\u00e9 dista circa un miglio da Terrasini). Il 14 agosto essa \u00e8 meta di un affollato pellegrinaggio di devoti d\u2019ambo i sessi che, perlopi\u00f9 a piedi scalzi, vi confluiscono cantando: Siti bedda gran signura\/, bedda siti ri \u2018ncelu e \u2018nterra\/. Li vostri occhi su du stiddi\/, la vuccuzza mi cunzola\/. Beddu assai \u00e8 lu vostru visu\/, purtatimi l\u2019arma \u2018mparadisu\/. (Siete bella gran Signora, bella siete in cielo e in terra. I vostri occhi sono due stelle, la boccuccia mi consola. Bello assai \u00e8 il vostro viso, portatemi l\u2019anima in Paradiso.) E subito dopo: Quantu tituli c\u2019aviti, \/ Maria di Trapani patruna siti, \/ E deci milia voti laudamu a Maria.\/ E laudata sempri sia, ch\u2019\u00e8 di Trapani Maria [\u2026]. (Quanti titoli che avete, Maria di Trapani patrona siete. E dieci mila volte lodiamo Maria. E lodata sempre sia perch\u00e9 \u00e8 di Trapani Maria\u2026). Ma \u00e8 Trapani la citt\u00e0 che onora meglio la sua Madonna. Cerchiamo di capire come e perch\u00e9. Vuole la leggenda che \u00aballa fine del 1100 dei frati carmelitani furono scacciati da Gerusalemme e si recarono, grazie a delle navi, in Sicilia ed alcuni di loro trovarono il loro soggiorno nell&#8217;attuale posto adibito al Convento della SS. Annunziata. Contemporaneamente una nave pisana approd\u00f2 nel medesimo porto depositando una rinomata statua dedicata alla Madonna; dopo aver riparato la loro nave, i pisani non poterono partire se non dopo aver lasciato tale simulacro alla citt\u00e0 di Trapani che Le dedic\u00f2 una splendida cappella. La leggenda ha somiglianze con altre presenti nell&#8217;isola e riguardanti altri Santi [\u2026], ma quel che conta \u00e8 la devozione cittadina alla Madonna. Essa \u00e8 festeggiata con la lavanda dei piedi dei pellegrini che accorrono al santuario e che \u00e8 svolta dai confrati e dalle consorelle in ricordo della storica lavanda attuata nei secoli passati. Altri elementi delle feste del passato sono andati perduti, ma quel che rimane come costante \u00e8 certamente la processione della statua della Madonna, attuata dopo la celebrazione dei Vespri e della messa solenne il 15 ed il 16 agosto. La statua della Madonna \u00e8 portata in processione dai marinai vestiti di bianco\u00bb.<br \/>\nMa forse il segreto della grande devozione dei trapanesi alla loro Patrona ce lo svela un\u2019altra leggenda raccolta da Bruno Pastena, grande studioso ed estimatore della viticoltura siciliana. Stando al suo racconto, in un\u2019epoca imprecisata alcuni pescatori trapanesi trovarono una cassa in mare. La portarono sulla terra ferma e la posarono casualmente su una vite oramai improduttiva. La aprirono e si accorsero che c\u2019era la Madonna con il Bambino. Il primo a toccarla fu uno storpio, e guar\u00ec immediatamente. Nel volger di poco tempo furono miracolati molti altri fedeli che implorarono la Santa Vergine \u00abper la salute del corpo e per maggior fortuna nella vita\u00bb. Ma si guardarono bene di consegnare la statua alle autorit\u00e0 religiose: la lasciarono l\u00ec dove l\u2019avevano poggiato. Nel Trapanese vi fu intanto una grave siccit\u00e0 e i contadini si rivolsero alla miracolosa Madonna per impetrare la pioggia, \u00abuna catarratta d\u2019acqua\u00bb. Non piovve. Ma appena sollevarono la statua per darle degna collocazione dentro una chiesa, notarono che \u00abla vite che aveva fatto da tappeto era diventata una rigogliosa pianta con grappoli turgidi, lucidi, brillanti, e si grid\u00f2 al miracolo, e per designare la pianta fu coniata la parola Catarratta per l\u2019abbondanza dei suoi grappoli\u00bb. Allora tutti i viticultori innestarono le loro viti con il Catarratto lucido della Madonna con il Bambino e le vigne divennero \u00abper vendemmie festanti\u00bb; ai trapanesi di tutti i ceti, prima tristi e taciturni, affior\u00f2 il sorriso sulle labbra. Non si conosce l\u2019epoca precisa dei fatti ma non c\u2019\u00e8 dubbio \u2013 a voler credere alla leggenda \u2013 che \u00abfu allora che si not\u00f2 che la Madonna e il Bambino avevano dipinto nel volto un impareggiabile sorriso, un sorriso al tripudio dei vigneti della provincia pi\u00f9 vitata d\u2019Italia\u00bb.<br \/>\nE il Catarratto, si sa, \u00e8 assieme al Grillo e all\u2019Inzolia un\u2019uva indispensabile per la produzione del Marsala, il vino pi\u00f9 famoso d\u2019Europa, quel nettare degli dei tanto caro agli inglesi, alla zarina Alessandra Fedorovna, moglie di Nicola I, zar di tutte le Russie, e persino al governo imperiale austro-ungarico che, con decreto del 16 marzo 1900 lo incluse tra i prodotti della farmacopea austriaca, \u00abda utilizzarsi sia puro sia quale componente degli enoliti\u00bb: quel vino \u201cmade in Italy\u201d che, in pieno proibizionismo, negli Stati Uniti era regolarmente prescritto dai medici e venduto nelle farmacie, accompagnato dalla denominazione \u201cFlorio\u201d. Anche questi sono miracoli ascrivibili alla gloriosa Madonna col Bambino di Trapani.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<em><strong>Pippo Oddo<\/strong><\/em><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<em><strong>Palermo 12 agosto 2014<\/strong><\/em><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Pippo Oddo foto di Caterina Sindoni &#8211; 12 agosto 2014 Considerata indiscusso patrimonio dell\u2019umanit\u00e0, l\u2019immagine marmorea della Madonna di Trapani \u00e8 un vero capolavoro d\u2019arte finora attribuito allo scultore Nino Pisano, morto nel 1368. La data del suo arrivo nella citt\u00e0 da cui ha preso il nome \u00e8 tuttora ignota per mancanza di precisi documenti storici. 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