{"id":8751,"date":"2018-05-03T15:17:58","date_gmt":"2018-05-03T13:17:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.agoraciminna.it\/ag\/?p=8751"},"modified":"2018-05-03T15:17:58","modified_gmt":"2018-05-03T13:17:58","slug":"patri-di-razzi-siti-fede-e-devozione-secolare-di-un-popolo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.agoraciminna.it\/ago\/2018\/05\/03\/patri-di-razzi-siti-fede-e-devozione-secolare-di-un-popolo\/","title":{"rendered":"Patri di razzi siti: fede e devozione secolare di un popolo"},"content":{"rendered":"<p><em>di Vito Lazzara\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Il paesaggio ed il centro abitato di Ciminna, nelle prime due settimane di maggio, pu\u00f2 essere definito come il finale di un gioco d\u2019artificio. Il verde scuro del grano \u00e8 frammisto al lilla delle <em>spatuliddi <\/em>(gladiolo selvatico), la fluorescenza color vinaccio della sulla ha preso ormai il sopravvento sul verde della pianta, e le distese di margherite gialle e di rossi papaveri fanno a gara per predominare sui terreni incolti. E, mentre la vista rimane abbagliata da queste luci e da questi colori, l\u2019udito viene circondato e assediato dal ronzare di <em>parpagghiuna<\/em> e <em>catarineddi<\/em> (insetti e coccinelle), dal gracidare di <em>ciavuli<\/em> (gazze), nonch\u00e9 da motozappe manovrate saggiamente dai contadini che preparano il terreno per la semina e messa a dimora degli ortaggi estivi\u2026; l\u2019aria \u00e8 satura di quell\u2019odore tipico di questo periodo e che, ahim\u00e8, \u00e8 indescrivibile a parole poich\u00e9 la lingua \u00e8 impegnata nell\u2019assaporare una piccola mandorla raccolta da un albero. Una vera e propria estasi di sensi!<\/p>\n<p>Mentre quest\u2019ultimi rimangono ancora paralizzati, un semplice forestiero pensa che entrando in paese, bevendo magari un po\u2019 d\u2019acqua presso una fontanella, possa riprendersi. Ma viene ancora rapito dal caotico e ordinato spettacolo: grandiose luminarie; bandiere gialle e rosse che sbucano dai balconi circondate da petunie, viole, rose, gerani, calle e gigli; massaie intente a pulire il piccolo tratto di marciapiede che gli appartiene e infine un gruppo di bambini che, con una scatola di cartone \u201cParmalat\u201d con incassati all\u2019estremit\u00e0 due manici di scopa e sulla superficie un\u2019immagine sacra, simulano quello che avverr\u00e0 nei giorni appresso: la festa e la processione del SS. Crocifisso.<\/p>\n<p>La prima domenica di maggio Ciminna festeggia il suo Crocifisso o come lo chiamano gli abitanti<em>, \u201cu Patri di razzi\u201d<\/em>: Padre di grazia, sia perch\u00e9 per i ciminnesi \u00e8 fonte inesauribile di ogni bene, sia perch\u00e9 a partire dal 1623 volle manifestare attraverso dei segni- miracoli la sua misericordia e bont\u00e0 al popolo devoto. Ciminna, infatti, festeggia la festa del SS. Crocifisso la prima domenica di maggio in ricordo della prima processione avvenuta pi\u00f9 di trecento anni fa. Ma adesso occorre risalire alle origini di tale devozione e andare indietro nel tempo sino allo stesso periodo in cui il Manzoni ambienta i suoi <em>Promessi Sposi<\/em>: il \u2018600. Allora Ciminna era una fervente e popolosa cittadina; ne \u00e8 riprova una pregevole tela del 1625 e il diario del ciminnese Don Santo Gigante. Nella tela, in basso, \u00e8 raffigurato il paese di Ciminna; possiamo, quindi, ricavare molte informazioni di carattere etnografico, religioso, demografico (composizione architettonica delle case, la presenza di conventi e di chiese), che lo caratterizzano come un centro abbastanza sviluppato.<\/p>\n<p>Don Santo Gigante &#8211; vicario foraneo, dottore in Sacra teologia &#8211; oltre a fornirci un <em>trend<\/em> dell\u2019andamento demografico negli anni 1620-1660, \u00e8 instancabile testimone delle manifestazioni miracolose e ce le consegna tramite la <em>Historia della miracolosa immagine del SS. Crocifisso di Ciminna<\/em>.<\/p>\n<p>Secondo quanto scrive Don Gigante, nel 1623 un certo Bartolo Caiazza, viene assassinato. Il mattino seguente si raccolsero presso il suo domicilio i religiosi, il clero e le confraternite, fra cui quella di san Giovanni Battista, avente come insegna il detto Crocifisso. Ma avviato il corteo funebre, il giovane che portava la detta immagine non pot\u00e9 sollevarla dal suolo, n\u00e9 staccarla dal muro finch\u00e9 il cadavere non venne seppellito. D\u2019allora in poi essa venne collocata su un altare della chiesa di san Giovanni Battista. Intanto la devozione cresceva e il 14 maggio del 1651 si pens\u00f2 di fare una processione. Proprio in questo giorno avvennero le numerose manifestazioni miracolose: storpi camminarono, cechi acquistarono la vista, e numerose furono le guarigioni da ernie inguinali. Deciso di portare in processione per le vie del paese il Crocifisso, persino l\u2019itinerario di questa venne stabilito dalla Sacra Immagine che in certi tratti sfuggiva dalle mani dei portatori. L\u2019autore nel raccontare questi avvenimenti si giustifica scrivendo cos\u00ec: \u00abPer tutto quanto di miracoloso viene narrato dal Sacerdote Don Santo Gigante in questa \u201cHistoria\u201d, il Redattore si rimette al giudizio della Santa Chiesa Cattolica Romana, non intendendo dare ai fatti esposti dall\u2019Autore altro valore e altra verit\u00e0 di quella che meritano le notizie storiche umane\u00bb<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8752\" aria-describedby=\"caption-attachment-8752\" style=\"width: 599px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Antica-fotografia-della-Vara-del-SS.-Crocifisso-di-G.-Alesi.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8752\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Antica-fotografia-della-Vara-del-SS.-Crocifisso-di-G.-Alesi-689x1024.jpg?resize=599%2C890\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"890\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8752\" class=\"wp-caption-text\">Antica fotografia della Vara del SS. Crocifisso, foto di G. Alesi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il 1651, quindi, per questa piccola cittadina di provincia \u00e8 una data di rilievo, una pietra miliare nella storia della sua vita religiosa. Da allora gli elementi essenziali di quella prima processione, con poche varianti, si ripetono costantemente ogni anno e la devozione dei fedeli diventa sempre pi\u00f9 forte tanto che, ormai, non si pu\u00f2 pensare Ciminna senza volgere il pensiero al suo Crocifisso nero. I festeggiamenti hanno inizio il primo maggio con l\u2019apertura dell\u2019ottavario che come la parola stessa dice, consiste in un periodo di otto giorni di culto verso il SS. Crocifisso. Ogni giorno vengono celebrate due Messe: una la mattina e una solenne la sera. Solitamente quest\u2019ultima viene presieduta da un predicatore, invitato da fuori appositamente per l\u2019occasione; egli nelle sue omelie medita sul sacrificio del Calvario o altri temi affini. La chiusura dell\u2019ottavario avviene l\u2019otto maggio. All\u2019interno di questo periodo il giorno che cade di domenica sancisce il giorno della festa vera e propria.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 dalle prime luci dell\u2019alba del giorno uno, si possono notare gruppi di donne che partendo dalla chiesa di san Giovanni compiono <em>u viaggiu<\/em>; esse, spesso a piedi scalzi, con in mano la corona del rosario e nell\u2019altra una lunga candela accesa detta <em>torcia<\/em> percorrono il medesimo tragitto della processione, pregando (foto a lato, foto di G. Alesi). Tuttavia essendo <em>u viaggiu<\/em>, soprattutto, \u201ccose di donne\u201d, mi faccio aiutare da un\u2019anziana signora a comprendere meglio di cosa si tratta: \u00abU viaggiu u fannu i fimmini e raramenti l\u2019omini. Veni fattu p\u00ec prummisioni oppure sulu pi divuzioni. A prummisioni po essiri o picchi cci fici a razia o picchi l\u2019aspetta. A secunnu i casi u viaggiu u po\u2019 fari pi tutti ottu iorna o pi tutta a vita\u00bb<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. Diverse sono le preghiere proferite durante questa pratica di piet\u00e0, dipendendo molto dalla devozione personale: il Rosario comune della Vergine, quello di san Vito, di santa Lucia, di san Giuseppe, ecc\u2026Non manca il Rosario del Crocifisso di cui trascrivo il testo:<\/p>\n<p>Grani grossi:<\/p>\n<p><em>Oh Ges\u00f9 appassiunatu<\/em><\/p>\n<p><em>alla cruci fustivu nchiuvatu<\/em><\/p>\n<p><em>lu me cori accussi ngratu<\/em><\/p>\n<p><em>chianci li me peccati,<\/em><\/p>\n<p><em>i\u00f2 vi vegnu a visitari<\/em><\/p>\n<p><em>Redenturi nun m\u2019abbannunati.<\/em><\/p>\n<p>Grani piccoli:<\/p>\n<p>E decimila voti aruramu lu Redenturi (ventimila, trenta mila, fino a cinquantamila o centomila). Aruramu sempri spissu Ges\u00f9 lu Crucifissu.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8753\" aria-describedby=\"caption-attachment-8753\" style=\"width: 594px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Un-momento-del-viaggiu-foto-di-G.-Alesi.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8753\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Un-momento-del-viaggiu-foto-di-G.-Alesi-1024x733.jpg?resize=594%2C425\" alt=\"\" width=\"594\" height=\"425\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8753\" class=\"wp-caption-text\">Un momento del <em>viaggiu<\/em>, foto di G. Alesi<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_8754\" aria-describedby=\"caption-attachment-8754\" style=\"width: 599px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Campanaro-a-S.-Giovanni-foto-di-N.-Scimeca.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8754\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Campanaro-a-S.-Giovanni-foto-di-N.-Scimeca.jpg?resize=599%2C944\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"944\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8754\" class=\"wp-caption-text\">Campanaro a S. Giovanni, foto di N. Scimeca<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_8755\" aria-describedby=\"caption-attachment-8755\" style=\"width: 597px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/U-stinnardu-in-Vicolo-Citrano-foto-di-G.-Alesi.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8755\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/U-stinnardu-in-Vicolo-Citrano-foto-di-G.-Alesi.jpg?resize=597%2C819\" alt=\"\" width=\"597\" height=\"819\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8755\" class=\"wp-caption-text\"><em>U stinnardu<\/em> in Vicolo Citrano, foto di G. Alesi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Durante i giorni dell\u2019ottava la chiesa rimane aperta al pubblico da mattina a sera ed \u00e8 meta di continui pellegrinaggi, chiamati anch\u2019essi <em>viaggiu<\/em>. \u00c8 da ricordare che fino a qualche anno addietro l\u2019Immagine era nascosta alla vista dei fedeli per tutto l\u2019anno e concessa alla devozione per questa occasione e per altre sparute circostanze, per cui era in uso tra il popolo dire \u201c <em>u Signuri \u00e8 apertu<\/em>\u201d. Per tutta la giornata i fedeli sono richiamati da <em>campaniati<\/em>, dallo scampanio festoso delle campane.<\/p>\n<p>L\u2019approssimarsi della festa \u00e8 annunziato alla vigilia dal giro dei tamburi con lo stendardo per le vie del paese. La festa vera e propria ha inizio il sabato pomeriggio con lo sparo dei mortaretti, chiamato <em>Entrata<\/em> perch\u00e9 segna, appunto, l\u2019ingresso nel momento festivo. Terminati gli spari, inizia dalla piazza Umberto I il giro del corpo bandistico locale \u201cGiuseppe Verdi\u201d per le vie del paese. La sera la gente prima di andare a vedere l\u2019<em>orchestrina<\/em> (spettacoli di musica leggera, cabaret, ecc..), partecipa alla liturgia dei vespri alla quale intervengono anche le autorit\u00e0 civili e militari.<\/p>\n<p>L\u2019indomani, il giorno di festa \u00e8 annunziato dallo sparo di fuochi d\u2019artificio che prende il nome di <em>Alborata<\/em>. Sin dal primo mattino \u00e8 gi\u00e0 allestita la fiera; una serie di commercianti, infatti, sono pronti per vendere la propria mercanzia: attrezzi per il lavoro agricolo, utensili vari, ma anche animali come galline, tacchini e un tempo anche muli, cavalli, pecore e capre. Tale momento diviene per i ciminnesi e per gli abitanti dei paesi limitrofi occasione di dialogo e di aggregazione; durante la fiera vincoli vecchi vengono rinsaldati e nuovi ne vengono formati.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8756\" aria-describedby=\"caption-attachment-8756\" style=\"width: 599px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Il-cambio-della-Croce-foto-di-N.-Scimeca.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8756\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Il-cambio-della-Croce-foto-di-N.-Scimeca-1024x731.jpg?resize=599%2C428\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"428\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8756\" class=\"wp-caption-text\">Il cambio della Croce, foto di N. Scimeca<\/figcaption><\/figure>\n<p>Uno dei momenti pi\u00f9 attesi dalla popolazione \u00e8 la Messa Solenne celebrata alle ore 11:00 nella chiesa di san Giovanni. \u00c8 un momento atteso soprattutto perch\u00e9, da una decina di anni a questa parte, alla traslazione del Crocifisso dalla croce di legno alla croce in argento da porre sul fercolo possono partecipare tutti, mentre prima tale prassi si svolgeva in una stanza molto angusta e quindi di capienza limitata. Subito dopo la messa, la chiesa invece di svuotarsi si riempie fino all\u2019inverosimile per assistere all\u2019evento: le tre navate diventano un tappeto di teste, i giovani si arrampicano sulle colonne, molti salgono sui gradini degli altari laterali. Allora il sacrista, il parroco e altri sacerdoti salgono (servendosi di una scaletta posta dietro l\u2019altare maggiore) nella nicchia che custodisce la preziosa immagine: giunti l\u00e0 chiudono la grande cancellata di ferro. Dopo pochi minuti, il tempo di staccare il Crocifisso dalla parete, il cancello si spalanca e immediatamente sembra di sentire il boato di un tuono: applausi, suono di campane interne ed esterne alla chiesa, fuochi d\u2019artificio, gente che grida invocazioni e il coro che canta. <em>U patri razzi<\/em>, quindi, viene portato davanti l\u2019altare maggiore dove avviene il cambio della croce.<\/p>\n<p>Durante tutte queste fasi e sino all\u2019intronizzazione dell\u2019immagine sulla vara, il popolo spinto dalla fede prega, applaude, si commuove, ma soprattutto invoca chiedendo grazie e lodando Cristo con le seguenti frasi:<\/p>\n<p><em>\u201cLa grazia ri l\u2019arma, la saluti e la binirizioni di la campagna cci l\u2019avemu a raccumannari a stu Patri amurusu divennu: viva\u201d!<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cE cu scinniu lu mericu di tutti li malati, chiddu chi guarisci cechi, surdi e muti e cu voli grazia cchi\u00f9 forti l\u2019avi a chiamari stu Patri amurusu ricennu: viva\u201d!<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cE cu scinniu chiddu chi guverna cielu, terra e mari, e cu voli grazia cchi\u00f9 forti l\u2019avi a chiamari stu Patri amurusu dicennu: viva\u201d<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cPatri di li Grazi siti e grazi n\u2019aviti a fai, a nutri peccatori aviti a perduanari e cu voli grazia cchi\u00f9 forti l\u2019avi a chiamari stu Patri amurusu dicennu: viva\u201d!<\/em><\/p>\n<p>La gente torna a casa per il pranzo, mentre altri organizzatori si preparano per \u201c<em>A furriata ri torci\u201d<\/em>, ossia il giro delle torce. <em>A furriata ri torci<\/em>, consiste in una sfilata per le vie principali del paese che ha come traguardo lo spiazzale antistante la chiesa di san Giovanni. A questo corteo partecipano, montando i rispettivi animali, tutte le persone che possiedono cavalli o pony. La sfilata ha come punto di partenza <em>a Pircalora<\/em>, la piazza Alcide De Gasperi da cui cominciano a marciare gi\u00e0 a partire dal primo pomeriggio. Il corteo \u00e8 aperto, quindi, dai pony, poi dai cavalli, seguito dalle <em>Retini<\/em>, durante il percorso per\u00f2 si unisce alla sfilata la banda musicale trovando collocazione alla fine del corteo, mentre lo stendardo con i tamburi lo aprono. Cuore della manifestazione \u00e8 <em>a Retina<\/em>. La <em>Retina<\/em> \u00e8 una sequenza di sette muli, legati uno all\u2019altro, e guidata da un uomo che cavalca il primo animale. Quest\u2019uomo, oltre a guidare la serie di animali percorrendo le vie del paese lancia alla persone posizionate davanti ai loro usci o sui balconi dei <em>cuppiteddi<\/em> (sacchetti contenenti confetti, caramelle, cioccolatini). Come dicevo poc\u2019anzi, il giro per le vie del paese si conclude nella piazza antistante la chiesa. In questo luogo la <em>Retina<\/em>, posizionatasi al centro della piazza, inizia a girare seguendo un tragitto circolare antiorario: il guidatore getta alla gente una quantit\u00e0 innumerevole di dolciumi: <em>cuppiteddi<\/em>, sacchetti con biscotti, con mandorle e con ceci tostati, ma anche accendini, pacchetti di sigarette, portachiavi e <em>peluche<\/em>.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8757\" aria-describedby=\"caption-attachment-8757\" style=\"width: 599px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/A-furriata-ri-torci-presso-via-San-Sebastiano-foto-A.-Alesi.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\"wp-image-8757\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/A-furriata-ri-torci-presso-via-San-Sebastiano-foto-A.-Alesi.jpg?resize=599%2C836\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"836\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8757\" class=\"wp-caption-text\"><em>A furriata ri torci<\/em> presso via San Sebastiano, foto di A. Alesi<\/figcaption><\/figure>\n<p>I <em>Retini<\/em> solitamente sono due, una detta \u201cpatronale\u201d e l\u2019altra detta del \u201ccomitato\u201d. La differenza sta nel fatto che quella \u201cpatronale\u201d \u00e8 interamente finanziata da un privato, mentre quella del \u201ccomitato\u201d \u00e8 pagata dal comitato organizzatore della festa e la persona che monta la <em>Retina<\/em> ha solo il compito di <em>inchiri i<\/em> <em>cuppitedda<\/em>, riempire i coppettini (insomma si fa carico di preparare e distribuire i doni). In quella \u201cpatronale\u201d, inoltre, la persona doveva cercare i <em>robbi<\/em>: <em>capistu<\/em>, <em>campani<\/em>, <em>cianciani<\/em> e mantellina per addobbare i muli. Dicevo prima che la <em>retina<\/em> \u00e8 formata da sette muli, di cui il primo \u00e8 occupato dal \u201cguidatore\u201d della <em>retina<\/em>, dal secondo al quarto i muli sono carichi di frumento, il quinto di avena, mentre il sesto e il settimo di crusca. Gli ultimi due sono carichi di crusca perch\u00e9 essendo questa molto leggera permetteva alle ultime bestie che dovevano girare pi\u00f9 dei \u201ccolleghi\u201d una maggiore agevolezza e una minore fatica. Fino a qualche decina di anni fa chi faceva la <em>Retina<\/em> era a volte fautore di una serie di acrobazie. Durante il lancio di doni, egli poteva mettersi in ginocchio o persino in piedi sulla sella del mulo e continuare a girare lanciando doni al suo pubblico.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8758\" aria-describedby=\"caption-attachment-8758\" style=\"width: 596px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Illustrazione-di-F.-Passantino.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8758\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Illustrazione-di-F.-Passantino-1024x660.jpg?resize=596%2C384\" alt=\"\" width=\"596\" height=\"384\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8758\" class=\"wp-caption-text\">Illustrazione di F. Passantino<\/figcaption><\/figure>\n<figure id=\"attachment_8759\" aria-describedby=\"caption-attachment-8759\" style=\"width: 201px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Cavaliere-con-torcia-coll.-G.-Torina.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\"size-medium wp-image-8759\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Cavaliere-con-torcia-coll.-G.-Torina-201x300.jpg?resize=201%2C300\" alt=\"\" width=\"201\" height=\"300\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8759\" class=\"wp-caption-text\">Cavaliere con torcia, coll. G. Torina<\/figcaption><\/figure>\n<p>Ben diverso era anticamente il corteo che si svolgeva prima di arrivare in piazza san Giovanni. La parata era inaugurata sempre dallo stendardo accompagnato dai tamburi, ma a questi si univa a \u201c<em>Bifaredda<\/em>\u201d, strumento a fiato simile al flauto, di suono acuto, che accompagnava il rullare degli strumenti a percussione. Per questa ricorrenza i suonatori erano soliti eseguire una <em>performance<\/em> musicale che serviva da accompagnamento al ballo dello stendardo. Il corteo poi, era composto da due file di muli poste ai bordi delle strade. I muli, carichi di frumento, erano montati dai loro rispettivi padroni che per devozione tenevano in mano una <em>torcia<\/em> ossia una composizione cilindrica di fiori di carta o freschi dalla cui estremit\u00e0 pendevano dei nastri colorati e alla quale raramente poteva essere attaccata della carta moneta che sostituiva il grano. A cavalcare il mulo erano uomini che chiedevano una grazia o scioglievano una <em>prummisioni<\/em>: la partenza di una persona cara, la nascita di un figlio, per cui si era in uso dire <em>\u201cci \u00e2 fari a torcia\u201d<\/em>. La presenza del frumento \u00e8 giustificata dal baratto ancora in uso, per cui il possesso di questo prezioso cereale era motivo di ricchezza ma soprattutto dava possibilit\u00e0 di sfamarsi, in un\u2019epoca in cui il pane e la pasta era elemento base ed essenziale del sostentamento e la mancanza motivo di difficolt\u00e0 e disperazione per interi nuclei familiari. Tenuta presente questa considerazione, facile ci viene decifrare l\u2019espressione dialettale <em>\u201ca festa si facia cu furmentu\u201d<\/em>. Provo a immaginare l\u2019emozione del capo- famiglia che preparava e montava la bestia per questo pellegrinaggio, provo a immaginare i suoi occhi gonfi, la sua mente e il suo cuore soprattutto, carichi dei desideri suoi e di tutta la cerchia familiare: di trepidazione e speranza se la <em>torcia<\/em> era di richiesta, di sollievo se la precedente richiesta e invocazione era stata accordata. Immagino quest\u2019uomo con la forza e fierezza di un padre che sta andando a parlare con un Padre e che sicuro capir\u00e0 e com-patir\u00e0 ogni cosa. Oggi la scomparsa dei muli a Ciminna ha portato pure alla trasformazione di tutto questo. <em>I robbi<\/em>, cio\u00e8 la bardatura, montata sui muli era di propriet\u00e0 delle famiglie, realizzata di proposito, utilizzata solo per quest\u2019occasione e tramandata di generazione in generazione, come avviene nella nostra comunit\u00e0, per altro vestiario di carattere religioso. A seguire prendevano posto i <em>Retini<\/em>, diverse per numero e allestite anche per <em>prummisioni<\/em>. La scelta dei muli per la composizione della sequenza era occasione di un lungo preparativo. I muli venivano scelti e prenotati tra le migliori bestie del paese e provate se necessario per vedere come procedevano, mentre per il proprietario che vedeva il proprio animale all\u2019interno della <em>Retina<\/em> era occasione di vanto e di orgoglio. Anche le bardature venivano scelte e accoppiate tra le pi\u00f9 belle in possesso dalle famiglie e la richiesta del loro prestito avveniva con largo anticipo. I <em>cuppiteddi<\/em>, un tempo realizzati in stoffa, contenevano meno variet\u00e0 di prodotti anche se non meno costosi e preziosi: mandorle e ceci <em>caliati<\/em> (tostati), <em>vivilla<\/em> (cannellina), e qualche confetto. L\u2019offerente poteva donare, oltre ai doni lanciati al popolo, l\u2019intero carico dei muli. Infine, per concludere questo <em>excursus<\/em> storico, volevo riferire di un altro momento molto atteso dalla popolazione: la corsa dei cavalli, gareggiata nei giorni da sabato a domenica. Per questa ulteriore esibizione, la numerosa presenze di <em>Retini<\/em> e l\u2019assenza dell\u2019ora legale, a ogni <em>Retina<\/em> veniva concesso un tempo stabilito di permanenza nella piazza.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8760\" aria-describedby=\"caption-attachment-8760\" style=\"width: 599px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/La-vara-del-SS.-Crocifisso-durante-la-processione-della-domenica-ripresa-nei-pressi-della-chiesa-di-San-Domenico-Foto-di-N.-Scimeca.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8760\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/La-vara-del-SS.-Crocifisso-durante-la-processione-della-domenica-ripresa-nei-pressi-della-chiesa-di-San-Domenico-Foto-di-N.-Scimeca-766x1024.jpg?resize=599%2C800\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"800\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8760\" class=\"wp-caption-text\">La vara del SS. Crocifisso durante la processione della domenica, ripresa nei pressi della chiesa di San Domenico, foto di N. Scimeca<\/figcaption><\/figure>\n<p>Terminata <em>A furriata ri torci<\/em>, la gente ha giusto il tempo di fare una passeggiata nel corso principale e dopo una frettolosa cena corre per partecipare alla processione. Questa pratica devozionale, considerata il momento pi\u00f9 bello della festa, ha inizio verso le 21:00 un buon ciminnese, infatti, non pu\u00f2 mancare alla <em>nisciuta<\/em> (uscita del fercolo dalla chiesa). La processione \u00e8 aperta dallo stendardo e dai tamburi, cui seguono centinaia di uomini, ma soprattutto donne, con un cero in mano e a piedi scalzi: <em>fannu u viaggiu<\/em>. Di seguito, avanti al clero, viene portata in processione la statua di san Giovanni Battista. I portatori del Santo sono solitamente degli adolescenti che ogni tanto oltre a gridare le invocazioni che ho trascritto sopra, modificando dove dovuto il nome del Cristo con quello di san Giovanni, gridano una intercessione del genere: <em>e cu sta niscennu chiddu cchi\u00f9 nicu o chiddu cchi\u00f9 granni, <\/em>rispondono gli altri<em>: viva san Giuvanni<\/em><a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>. Dietro il simulacro del \u201cPrecursore di Cristo\u201d, segue poi il clero e il gagliardetto. Le offerte al Santo (in questo caso al Cristo), a Ciminna, vengono solitamente affidate ai membri del comitato che li raccoglie durante la processione. Essi per distinguersi dal resto della popolazione oltre a mantenere delle \u201csantine\u201d in mano da dare al devoto che ha elargito l\u2019offerta, si posizionano attorno al gi\u00e0 menzionato gagliardetto. Le elemosine, per\u00f2, non vengono conservate in qualche posto nascosto, ma dopo aver selezionato velocemente le banconote di grosso taglio, vengono fissate in un gagliardetto a bella vista di tutti. L\u2019immagine del Crocifisso, infine, \u00e8 solitamente preceduta da un individuo che sorregge <em>a coppa<\/em>: si tratta di una coppa contenente della brace in mezzo alla quale brucia dell\u2019incenso in omaggio al Cristo. Alla fine avanza lento e maestoso il fercolo settecentesco con il simulacro del <em>Patri ri razzi<\/em>, il quale ogni tanto interrompe la lentezza dei movimenti con i <em>miraculi<\/em>. I <em>miraculi<\/em> ritenuti manifestazioni divine, in verit\u00e0 altro non sono che movimenti indotti alla vara dai portatori pi\u00f9 spiritosi. Questi, a loro piacimento, trattengono o persino fanno indietreggiare il fercolo <em>puntannu<\/em> <em>i peri<\/em> (facendo forza sui piedi e alterando a loro piacere il delicato equilibrio del fercolo). Bisogna dire che ultimamente si fanno raramente queste cose perch\u00e9 i portatori sono stati ripresi dai sacerdoti. I portatori della vara sono circa sessanta e vestono tutti la medesima divisa: portano pantaloni, scarpe e camicia di colore bianco e hanno una striscia di stoffa cinta ai fianchi di colore rosso, chiamata <em>fascia<\/em>. In queste <em>fascie<\/em> le massaie ricamano motivi che rimandano alla Passione di Cristo: chiodi, scala, lancia, palme. I portatori durante il tragitto, gridano delle invocazioni uguali a quelle trascritte sopra per la <em>scinnuta<\/em>. I <em>vuci<\/em>, le invocazioni del tipo: \u201c<em>E cu scinniu lu mericu di tutti li malati, chiddu chi guaisci cechi, surdi e muti e cu voli grazia cchi\u00f9 forti l\u2019avi a chiamari stu Patri amurusu ricennu: viva!\u201d<\/em>, viene spesso modificata nella parte <em>e cu<\/em> <em>scinniu<\/em>, con altre allocuzioni che fanno riferimento all\u2019azione della vara: <em>cu sta<\/em> <em>acchianannu<\/em> (nelle salite), <em>cu sta<\/em> <em>trasennu<\/em> (all\u2019ingresso delle chiese), <em>cu sta<\/em> <em>niscennu<\/em> (all\u2019uscita delle chiese), <em>cu si sta<\/em> <em>arricampannu<\/em> (quando sta arrivando in una chiesa). Alla <em>grirata<\/em> del solista rispondono i portatori posti davanti alla vara se il solista \u00e8 loro compagno, mentre se il solista \u00e8 nella parte posteriore rispondo quelli di dietro. Pu\u00f2 capitare che <em>a ghittari na vuci<\/em> sia un uomo estraneo ai portatori, allora in questo caso a rispondere sono i varanti della parte pi\u00f9 vicina al solista.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8761\" aria-describedby=\"caption-attachment-8761\" style=\"width: 600px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Portatori-della-vara-foto-di-G.-Alesi.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8761\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Portatori-della-vara-foto-di-G.-Alesi-1024x730.jpg?resize=600%2C428\" alt=\"\" width=\"600\" height=\"428\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8761\" class=\"wp-caption-text\">Portatori della vara, foto di G. Alesi<\/figcaption><\/figure>\n<p>Il posto di portatore \u00e8 oggetto di onore e di prestigio, viene tramandato di padre in figlio, senza alcun diritto per le donne quando all\u2019interno del nucleo familiare sono presenti dei maschi; un tempo poteva essere comprato con ingenti somme di denaro: nel 1946 un devoto compr\u00f2 il suo posto per 13 tumuli di frumento, l\u2019equivalente del valore di uno stipendio di allora.<\/p>\n<p>Ad accompagnare la processione, dietro il simulacro, si posiziona il corpo bandistico che ormai come una consolidata tradizione esegue brani specifici in determinati punti del paese: subito dopo l\u2019uscita della processione dalla chiesa esegue la marcia chiamata <em>Adua<\/em>, mentre la <em>Mater Dolorosa<\/em> viene suonata quando il fercolo arriva in piazza Umberto I, e cos\u00ec via dicendo. La processione della domenica sera, uscendo dalla chiesa di san Giovanni, si conclude nella chiesa Madre dove l\u2019Immagine soster\u00e0 per un giorno.<\/p>\n<p>Il giorno seguente viene annunziato nuovamente il giorno di festa con lo sparo dell\u2019<em>Alborata<\/em> ed alle 11:00 nella chiesa Matrice viene celebrata una Messa Solenne. Il pomeriggio \u00e8 di nuovo occasione di festa: si esce, si passeggia, ci si diverte qualche volta con spettacoli organizzati dal comitato dei festeggiamenti. La sera avviene la processione di ritorno nella chiesa di san Giovanni. La nota caratteristica di questa seconda sera \u00e8 la sosta che la sacra Immagine compie davanti all\u2019edicola votiva che oggi sorge nel luogo dove avvenne la prima manifestazione miracolosa. Durante la sosta il parroco ricorda al popolo l\u2019evento mirabile del Crocifisso che non si voleva staccare dal muro, quindi, benedice i presenti. Anticamente il tratto di salita che univa questa edicola alla chiesa era motivo di grandi e lunghi <em>miraculi<\/em>. Il fercolo per svariate volte arrivava in cima alla stradina per poi scendere rovinosamente gi\u00f9 fino all\u2019edicola. I ciminnesi spiegano il fatto dicendo che come la prima volta ogni anno durante la processione il Crocifisso non vuole staccarsi da quel luogo. Terminata la processione non possono mancare i classici giochi d\u2019artificio che chiudono i festeggiamenti. Tuttavia se l\u2019otto maggio non coincide con il luned\u00ec della processione, i festeggiamenti in parte continuano fino alla chiusura dell\u2019ottavario. L\u2019otto maggio, infatti, (giorno della chiusura) alla fine della celebrazione eucaristica, le persone uscendo dalla chiesa sono allietate dalla banda e da diversi botti.<\/p>\n<figure id=\"attachment_8762\" aria-describedby=\"caption-attachment-8762\" style=\"width: 599px\" class=\"wp-caption aligncenter\"><a href=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Don-Lunardu-Canzuneri-foto-di-Vito-Lazzara.jpg\" rel=\"lightbox\"><img loading=\"lazy\" class=\" wp-image-8762\" src=\"https:\/\/i0.wp.com\/www.agoraciminna.it\/ag\/wp-content\/uploads\/2018\/05\/Don-Lunardu-Canzuneri-foto-di-Vito-Lazzara-1024x678.jpg?resize=599%2C396\" alt=\"\" width=\"599\" height=\"396\" data-recalc-dims=\"1\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-8762\" class=\"wp-caption-text\"><em>Don Lunardu Canzuneri<\/em>, coll. dell&#8217;Autore<\/figcaption><\/figure>\n<p>Manca di riferire sul comitato che organizza i festeggiamenti i cui aderenti sono stati da sempre, e in parte anche adesso, persone di un ceto sociale medio- alto, che la gente accomuna nella categoria sociale di <em>burgisi<\/em>. La militanza, quindi, era preclusa a chi non possedeva <em>i cavusi di vullutu<\/em>, emblema di agiatezza. Nel passato financo un sangue blu ne \u00e8 stato membro e addirittura custode della cassa, sto parlando del \u201cleggendario\u201d Don Leonardo Canzuneri, le cui gesta a cavallo del suo destriero bianco sono nella mente e sulla bocca dei pi\u00f9 anziani.<\/p>\n<p>Mi sento fortunato a raccogliere le tante confidenze che gli anziani, e non solo, mi hanno donato in questi anni di ricerca, dalle quali ho potuto gustare e godere delle loro testimonianze di fede verso Dio manifestate attraverso il culto a questa immagine del <em>Patri di Grazi<\/em>. C\u2019era <em>u zu Cicciu<\/em> che appena sposato senza possedere nemmeno gli attrezzi da lavoro da le uniche sue ricchezze, quattro tumuli di frumento, ne chiede in prestito altri quattro e li dona come atto di affidamento, dicendo, rivolgendosi alla sacra Immagine nella chiesa di san Giovanni, \u201c<em>Sugnu nt\u00e2 li Vostri manu<\/em>\u201d. <em>U zu Sariddu<\/em>, anch\u2019 esso da poco sposato, vede passare la processione dalla <em>cantunera<\/em> vicino la sua abitazione, e offre cinque mila lire, tutto il ricavato dei regali ricevuti dal parentado per il proprio matrimonio. Per tale ragione mi piace, questa festa, perch\u00e9 ogni ciminnese, ha da sempre avuto una confidenza amicale con questa Immagine, ogni uomo e donna, penso che davanti a questo Crocifisso si senta vero, senza maschera, con la propria coscienza a nudo, amato per quello che \u00e8, capito per quello che prova, coccolato, sicuro di non essere mai solo! \u00c8 interessante, infatti, come molti vivono questi giorni come se il tempo rallentasse, a moviola, del resto hanno ben ragione, rivivono magari momenti fondamentali e determinanti della loro vita, momenti in cui forse per la prima volta hanno incontrato Cristo, momenti in cui per la prima volta si sono sentiti davvero amati a prescindere da tutto. Tu lettore ciminnese sai di cosa parlo, magari, forse, ti si stanno riempiendo gli occhi durante la lettura, per questo non voglio aggiungere pi\u00f9 nulla, a te invece, che tutto questo sembrano cose antiche, vecchie, cose per creduloni, a te che magari stai leggendo con disinvoltura e distrattamente, giunga il mio augurio di una vera vita dall\u2019incontro dell\u2019amante Ges\u00f9.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Gigante S, <em>Storia della Miracolosa Immagine del SS. Crocifisso di Ciminna<\/em>, Meli F (a cura di), 1951.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Il viaggio lo fanno le donne e raramente anche gli uomini. Viene fatto per una promessa oppure solo per devozione. Secondo i casi il viaggio si pu\u00f2 fare per tutti gli otto giorni o per tutta la vita.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Per la processione di san Vito tale intercessione viene invertita nelle parti \u201c<em>cchi\u00f9 nicu cchi\u00f9 granni\u201d<\/em> e nella parte finale viene modificata sostituendo il nome san Vito a quello di san Giovanni: \u201c<em>E cu sta niscennu chiddu cchi\u00f9 granni o chiddu cchi\u00f9 nicu\u201d<\/em>, rispondono gli altri: <em>\u201cviva santu Vitu\u201d<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Vito Lazzara\u00a0 Il paesaggio ed il centro abitato di Ciminna, nelle prime due settimane di maggio, pu\u00f2 essere definito come il finale di un gioco d\u2019artificio. Il verde scuro del grano \u00e8 frammisto al lilla delle spatuliddi (gladiolo selvatico), la fluorescenza color vinaccio della sulla ha preso ormai il sopravvento sul verde della pianta, e le distese di margherite gialle e di rossi papaveri fanno a gara per predominare sui terreni incolti. 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