Francesco Masi, ciminnese, latinista e ciantro della Cappella Palatina

di Domenico Passantino

Francesco Masi nasce a Ciminna il 27 ottobre 1922 e viene ordinato presbitero il 18 marzo 1945. Professore di latino e greco, fu formatore dei seminaristi del Seminario arcivescovile e per tanti anni ricoprì il ruolo di Ciantro del Capitolo Palatino[1]. Muore a Palermo il 13 novembre 2019.

In Biblioteca, a Ciminna, ho reperito queste sue pubblicazioni:

Motivi cristiani in Seneca stoico, pubblicato presso la Scuola Linotyp. «Boccone del Povero» a Palermo nel marzo 1990;

Il «sermo familiaris» nell’Epistolario di Cicerone, pubblicato presso la Scuola Linotyp. «Boccone del Povero» a Palermo nel marzo 1990;

Miscellanea, in 2 voll. dei quali ho reperito solo il secondo, pubblicati presso la Scuola Linotyp. «Boccone del Povero» a Palermo nel 1994. Il secondo volume comprende al suo interno il “Florilegio di lettere del Codex Diplomaticus Siciliae di Giovanni di Giovanni” e La “Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, «un monumento da non trascurare», cronistoria dal 1950 ad oggi”.

Motivi cristiani in Seneca stoico

Si tratta di una conferenza tenuta presso il Seminario Arcivescovile di Palermo in occasione dell’anno scolastico 1961/62 e pubblicata come dono per gli ex-alunni, a cui segue, in calce, «Divagazioni in versi», una raccolta di poesie “per offrire loro (sc. agli ex-alunni) alcuni momenti di relax e…un’occasione per sorridere”.

Il testo tratta dei rapporti tra Classicità e Cristianesimo e, nella fattispecie, dei prodromi e della vicinanza che si ravvisa tra le opere di Seneca e la Rivelazione cristiana.

A chiusura del discorso, Masi tira le somme e si rivolge ai giovani direttamente, ma indirettamente a politici e a quanti si occupano di riforme della scuola; definisce gli studi classici particolarmente necessari “in questo clima di tanto discusse riforme della scuola” e redarguisce tutti: «non deve sfuggire il fatto che la scuola classica è anche la culla nella quale si maturano le libertà politiche, poiché il mondo classico comprende in sé gli elementi perenni di libertà e progresso».

Le poesie che seguono questo excursus sulla “cristianità” ante litteram di Seneca sono 22 e vengono presentate dall’Autore con umiltà ed autoironia.

Sono componimenti brevi, a tratti romantici, quando ci parlano di “Sospiri dell’anima” e di tensione verso un passato mitico e ormai irraggiungibile, a tratti ermetici nella forma, a tratti leopardiani. Il poeta ci parla sommessamente delle sue origini, del suo incontro con il Divino attraverso il dolore che redime, degli affetti familiari, della riflessione sulla “sera della vita”.

Una semplicità intensa, ricercata, quasi a ribadire che Francesco Masi è un uomo (homo) nel senso etimologico del termine (humus), cioè che appartiene alla terra, come tutti gli uomini, e che ciò che contraddistingue l’uomo è l’umiltà.

Il «sermo familiaris» nell’Epistolario di Cicerone

L’Autore nella prefazione a questo testo si dice titubante nel dare alla stampa questo studio che lui definisce modesto. Si tratta di una rassegna puntigliosa e metodica dell’Epistolario di Cicerone alla ricerca di quelle espressioni della lingua latina parlata (il sermo cotidianus o familiaris[2]), che contraddistingue questa opera di Cicerone dalle altre e la rende unica. Masi, vagliando minuziosamente le proposizioni affettive e la struttura affettiva del periodo, dà uno “sguardo d’insieme che soddisfa l’occhio e la mente”, anche se è pienamente consapevole che “ogni sintesi è frutto di una paziente analisi”. Un lavoro certosino che , a discapito della modestia mostrata dall’Autore, solo chi ha studiato e ha studiato bene e tanto può fare: uno studio filologico delle espressioni ciceroniane che ci regalano un quadro vivo del latino parlato ai suoi tempi e che ci restituiscono un’immagine di Cicerone più umana, meno costruita e affettata. Ed è, infatti, una ricerca di umanità e di umiltà in primis quella che conduce Francesco Masi: la ricerca delle piccole cose, che sono poi quelle che “fanno” la vita di tutti i giorni e che si riflettono nel linguaggio spontaneo e affettivo, dentro le cose grandi, auliche e studiate e però meno autentiche. Una ricerca di genuinità e di umiltà che richiama le origini del Ciantro ciminnese e che prende voce anche nella poesia “Alla terra torniam”[3], così come anche in “Mondo mitico”[4], dove Masi scrive:

Sui muretti di bianche terrazze

fichi e pomodori si seccano

al sole rovente.

Mondo semplice, mitico

che scompare…Oh! Quanta nostalgia!

Miscellanea

Il volume 2, l’unico che sono riuscito a reperire al momento, comprende il “Florilegio di lettere del Codex Diplomaticus Siciliae di Giovanni di Giovanni” e “La Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo, «un monumento da non trascurare», cronistoria dal 1950 ad oggi”.

Nella traduzione delle lettere di papa Gregorio I (590-604 d.C.), Francesco Masi dà dimostrazione del suo essere filologo erudito ed attento già fin dalla premessa, nella quale avverte il lettore che per certe lezioni del testo delle lettere edite da Di Giovanni ha preferito le varianti offerte dal Registrum Epistolarum di Ewald-Hartmann.

Con la solita umiltà che lo contraddistingue, Masi ricorda inoltre che, secondo quanto dice il filologo Manara Valmigli, ogni traduzione è un tradimento e il Nostro chiosa la premessa con queste parole: “Voglio sperare che il mio non sia n grande tradimento”.

Studioso spartano e parco nelle parole, non perché queste ultime gli manchino, ma perché, da grande filologo, riconosce la grandezza delle parole e del messaggio che esse portano ed è per questo che preferisce eclissare il proprio ego per dare spazio al messaggio che deve dare.

La cronistoria della Chiesa di Santa Maria di Porto Salvo è una silloge di documenti che raccontano la stoia della Chiesa dal 1950 al 1989, Chiesa di cui Mons. Masi è stato parroco per tanti anni.

Da queste opere di Francesco Masi si ricava la figura di un ciminnese che è andato a vivere fuori dal suo Comune di origine ed ha ricoperto cariche ecclesiastiche importanti. Non per questo, tuttavia, Masi ha dimenticato le sue origini che canta nelle poesie e che cerca quando cerca familiarità in Cicerone o cristianità in Seneca. Un docente pienamente compiuto: analizza, sintetizza e semplifica “cose complicate” che ha capito grazie al suo acume e alla sua preparazione e le offre in pasto agli studenti ed ai suoi lettori. Tradurre, in effetti, vuol dire questo: rendere comprensibile ciò che non lo è immediatamente e il lavoro dell’insegnante consiste proprio in questo.

Ho conosciuto Mons. Masi di riflesso all’Università: il prof. di filologia con il quale redassi la mia tesi sull’alfabeto latino nella concezione degli antichi grammatici, essendo venuto a conoscenza delle mie origini ciminnesi, mi disse che il monsignore era stato un grande latinista e lo aveva avvicinato al latino ecclesiastico. La stima che avevo nei confronti di questo professore mi fece intendere quanto grande doveva essere stato padre Masi: se un professore così preparato aveva così tanta reverenza e rispetto nei confronti del monsignore, allora voleva dire che Francesco Masi era davvero molto preparato.

In occasione della mia pubblicazione su un incunabolo presente alla Biblioteca comunale di Ciminna nel 2016, che aveva come prefazione uno scritto del mio ex professore universitario, telefonai a Mons. Masi per invitarlo alla presentazione del libro. Mi rispose in maniera educata e mi fece i migliori auguri, ma non potè essere presente all’avvenimento per l’età già avanzata.

Sono stato e sono orgoglioso di essere suo compaesano: mi avvicinano a lui le origini e gli studi classici.


[1] Il Capitolo Palatino, istituito dal 1132 da Ruggero II, è una collegiata di sacerdoti i quali assolvono le funzioni liturgiche solenni, nella Cappella Palatina. La prima Dignità del Capitolo è il Ciantro.

[2] Att. I 9, 1

[3] Motivi cristiani in Seneca stoico, p. 44.

[4] Ibidem, p. 30

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