Patri ri Razii, il racconto e le immagini di Angelo Cucco della festa di Ciminna.

di Angelo Cucco

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1 𝓜𝓪𝓰𝓰𝓲𝓸 2022

Nero in un trionfo d’argento l’uomo dei Dolori stende le sue braccia per cingere Ciminna, un gesto d’amore che attraversa i secoli. Il tempo vola sulle ali di una saturnia, si rincorre tra gli intagli del fercolo e i monili, si perde nel prezioso serto di storie dei devoti e si misura con i lenti passi del viaggio rischiarato dalle torce. Pellegrini di ogni età percorrono le strette strade, bramano l’incontro con il taumaturgico Cristo che i padri hanno indicato come fonte inesauribile di grazie, solcano l’antico percorso, pregano, invocano, ringraziano.

Centumila voti aruramu lu Redenturi, aruramu sempri e spissu Gesù lu Crucifissu… i grani del rosario scorrono tra le dita, l’antico adagio sulle labbra, un segno di Croce davanti quell’edicola, un bacio lanciato a quell’altra dove si compì il miracolo.

Il sole lambisce i parati rossi, accarezza la croce, poi lentamente si ritira lasciando all’uomo il compito di illuminare la notte con la festa e mentre i solenni canti accompagnano la celebrazione, il popolo si raduna in attesa che Il crocifisso, erto sul dorato fercolo, ritorni a benedire le vie del centro. Eccolo, avvolto da nuvole di denso e profumato incenso, i lineamenti marcati, le dimensioni ridotte. La Divina Provvidenza, con imperscrutabile disegno, ha scelto un’immagine secondaria, un crocifisso funerario, per mostrare la gloria, per marcare la protezione sulla città, per innamorare i cuori donandole un Patri ri Razzii. Tra le insegne delle confraternite ha voluto quella di San Giovanni, lo ha scelto nero, come la notte che lo accoglie nel cammino, ed Egli tale volle restare secondo uno dei tanti racconti iscritti nella memoria. Solo le gambe, segnate dallo sfregare del cotone, mostrano una tinta più chiara facendo ombra al mazzetto di gerani, singolare ex voto. Simili ai quattro dolenti, i portatori si fanno prossimi al fercolo: “pronti siemu?”, si scambiano sorrisi appoggiati alle aste. Biancovestiti, con la fascia rossa ai fianchi, sono in 60; ognuno ha il suo posto ricevuto in eredità, ognuno un motivo per essere lì. Alzano lo sguardo, mirano le ferite salvifiche adorne come reliquie, corrono al sindonico volto in un silenzioso, dolce dialogo. Qualche lacrima fugge anche dagli occhi più resistenti e mentre i cellulari si alzano per mostrare u Signuri ai lontani, la comunità si ritrova, ancora una volta, tra le braccia del Cristo nero.

“E cu sta niscennu chiddu cchiú nicu o chiddu cchiú ranni? viva San Giuvanni” il fercolo del precursore, scortato dai più giovani si anima e varca l’uscio tra due ali di torce accese. Evangelica figura, annunzia il passaggio e prepara le strada al Cristo; la sua antica voce, quasi il roboante rullio dei tamburi, proclama ancora Ecce Agnus Dei.

A coppa profuma l’aria, le campane cantano festose, la processione procede sulle note della banda musicale, mentre i portatori invocano fidenti:
“E cu sta passannu? lu mericu di tutti li malati, chiddu chi guarisci cechi, surdi e muti e cu voli razia cchiù forti l’avi a chiamari stu Patri amurusu ricennu: viva!”
U Patri, questo è davvero per ogni abitante di Ciminna, che sia vicino o lontano, che riesca a sporgersi dal balcone per lambire la Croce o sia costretto alla sedia, che possa gettare qualche petalo o semplicemente accennare un saluto: un padre amoroso, giusto dispensatore di grazie e della grazia del perdono, questo gli si ricorda:
“Patri di li Grazi siti e grazi n’aviti a fai, a nuatri peccaturi aviti a perdunari e cu voli grazia cchiù forti l’avi a chiamari stu Patri amurusu dicennu: viva”!

Qualche anziano scopre la testa, antico segno di rispetto, quella donna reca la sua offerta. Le invocazioni crescono quando il percorso si fa più arduo, quando il vicolo è stretto o quando la stanchezza fiacca gambe e spalle e l’animo ha bisogno di rinfrancarsi in quel nome. È un atto d’amore, un’offerta di sé.

Giochi di luce, folla e mortaretti, suona anche l’ultima campana, la chiesa Madre accoglie la processione… il primo atto si chiude con la solenne benedizione Eucaristica, la festa continua, la devozione di Ciminna cresce ad ogni Viva e come la saturnia torna ogni anno a posarsi sulla facciata di San Giovanni con il volto di Cristo sulle ali, da ogni parte del mondo i devoti tornano lì, almeno con il cuore.

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